Ordine Economico Naturale di Gesell - Silvano Borruso

sandropascucci
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Ordine Economico Naturale di Gesell - Silvano Borruso

Messaggioda sandropascucci » 9 nov 2011, 17:45

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Nel lontano 1875 Lord Acton [1834->1902], allora Presidente della Corte Suprema del Regno Unito, ebbe a dire: "Il problema che si perpetua attravero i secoli e che prima o poi va affrontato, è lo scontro del Popolo contro le Banche".

Come intuizione profetica non c'è che dire. Ma non fu possibile capirla fino alla pubblicazione, nel 1906, del classico di economia che il lettore ha qui davanti agli occhi in versione italiana.

Il maestro di "economia pura" che fu Maffeo Pantaleoni (1857-1924) diceva ai suoi studenti: "Quello che è difficile non è sapere economia, è capirla"! Già, ma non senza aver letto Gesell. Perchè quel che il lettore troverà ne L'Ordine Economico Naturale sono le due chiavi che gli economisti "ortodossi" si ostinano a non far girare nella serratura dello scibile: la questione fondiaria e quella monetaria.

Chi ha letto Gesell assiste oggi, impotente, all'epilogo di una storia di errori, economici e politici, che avrebbe preso tutt'altra svolta ad aver dato retta al Nostro. E contempla, attonito, il putiferio attorno all'Euro tra 17 paesi che o non sanno, o non vogliono, applicare la soluzione dell'Unione Monetaria Latina tra Francia, Italia, Belgio, Svizzera e Grecia tra il 1865 e il 1915, e che la guerra cosiddetta "Grande" mandò a gambe all'aria. Come funzionò quell'Unione Gesell lo descrive in questo libro.

Il lettore di Gesell appassionato di storia è in condizioni di riflettere, sia qual sia il periodo e la geografia di quello che legge, su come le istituzioni di Terra affrancata da rendita e Moneta affrancata da usura avrebbero risolto qualunque questione economica senza difficoltà e soprattutto senza spargimento di sangue. Il detto vale solo per chi apprezza cosa vuol dire vivere di lavoro e non di rendita e interesse. Chi vive di queste due istituzioni non apprezzerà le argomentazioni di Gesell. Le quali, irrefutabili come sono, attraeranno le sue ire sotto forma di epiteti e di giudizi ad hominem come "quel matto che di economia non capiva niente" e simili.

Anteprima L'Ordine Economico Naturale Ebook di Silvio..
L'introduzione all'Ordine Economico Naturale, il Trattato Standard dell'Economia Libera di Silvio Gesell

CIRCOSTANZE ECONOMICHE CHE CONTROLLANO LA DISTRIBUZIONE DELLA PROPRIETÀ

Se ai datori di lavoro venisse offerto denaro-capitale a metà del presente tasso di interesse, il frutto di ogni altro tipo di capitale cadrebbe anch’esso della metà. Se per esempio l’interesse su una somma chiesta in prestito per costruire una casa fosse inferiore al canone di affitto di una casa già esistente, o se fosse più profittevole coltivare un pezzo di terreno incolto invece di affittarne uno già coltivabile, la concorrenza inevitabilmente ridurrebbe i canoni di affitto di case e terreni coltivabili al livello della riduzione di interesse sul denaro prestato. La maniera quindi più sicura, per deprezzare beni immobili come case e terreni, consiste nel creare e gestire beni immobili addizionali al fianco dei primi. È legge economica che un incremento di produzione faccia crescere la massa di denaro capitale disponibile, il che tende a fare aumentare i salari e alla fine ridurre l’interesse a zero.

L’abolire il reddito da non-lavoro, il cosiddetto plusvalore detto anche interesse e rendita, è la mira immediata di ogni movimento socialista. Il metodo generalmente proposto allo scopo è il comunismo, cioè la nazionalizzazione o socializzazione della produzione. Conosco solo un socialista –Pierre Joseph Proudhon - , le cui ricerche sulla natura del capitale puntano a una soluzione diversa del problema.

Si chiede di nazionalizzare la produzione pretendendo che codesta nazionalizzazione venga richiesta dalla natura stessa dei mezzi di produzione. Viene generalmente proposto sbrigativamente, come verità lapalissiana, che la proprietà dei mezzi di produzione debba necessariamente e in ogni circostanza conferire al capitalista il sopravvento in ogni negoziato salariale con i lavoratori. Questo vantaggio lo si chiama, e lo si chiamerà sempre, “plusvalore” o interesse sul capitale.

Nessuno, eccetto Proudhon, poté mai concepire che è possibile spostare il vantaggio che oggi possiede la proprietà verso i proletari (lavoratori) semplicemente costruendo una nuova casa accanto ad ogni casa già esistente, e una nuova fabbrica accanto ad ogni fabbrica già esistente. La via mostrata da Proudhon ai socialisti più di 50 anni fa, cioè che un lavoro ininterrotto, solerte e illimitato è il solo metodo per dar la caccia ed attaccare con successo il capitale, rimane per costoro incomprensibile oggi come lo fu a suo tempo?

A dire il vero Proudhon non è del tutto dimenticato, ma nessuno lo ha mai capito bene. Altrimenti non vi sarebbe oggi capitale. Dato però l’errore di metodo che commise con le sue Banche di Cambio, la sua teoria venne screditata, il che è la prova migliore che non fosse stata mai capita. Non bisogna abbandonare una questione dopo averla ventilata una volta, o scoraggiarsi dopo un primo insuccesso.

Perché invece la teoria di Marx sul capitale è riuscita ad estromettere quella di Proudhon, così portando il movimento socialista al suo auge? Perché ogni giornale del mondo parla di Marx e della sua teoria? C’è chi ha suggerito che la dottrina di Marx sia ineffettiva, e quindi innocua. Nessun capitalista ha paura della sua teoria, così come nessun capitalista ha paura della dottrina cristiana. È quindi vantaggioso per il capitale che Marx e Cristo vengano discussi quanto più possibile.

Marx non potrebbe mai danneggiare il capitale, avendo sbagliato nel captarne la natura. Ma attenzione a Proudhon; meglio tenerlo fuori portata di vista e udito! È un tipo pericoloso, dato che non è possibile negare la verità della sua opinione, cioè che se si lasciasse fare ai lavoratori senza ostacolarli, disturbarli o interromperli, il capitale verrebe presto soffocato da una iperofferta (di capitale, non di beni).

Il suggerimento di Proudhon su come attaccare il capitale è pericoloso, perché può esser messo in pratica senza indugi. Il programma marxista fa menzione della fantastica capacità produttiva del lavoratore odierno, addestrato e fornito di macchine utensili e ferramenta. Però Marx è incapace di mettere in uso una tale straordinaria capacità, che invece diviene un’arma mortale nelle mani di Proudhon. Per cui si parli, si insista fino alla noia su Marx, e forse ci si dimenticherà di Proudhon.

Mi sembra che chi parla così abbia ragione. E non è ciò anche vero per Henry George e il cosiddetto Movimento per la Riforma Fondiaria in Germania? I terratenenti scoprirono presto che si trattava di una pecora con pelle di lupo; non era possibile tassare efficacemente il suolo spoglio, così che non c’era da temere l’uomo e la sua riforma.

Alla stampa si permise di reclamizzare la passione di Henry George; nell’alta società si guardava ai riformatori fondiari dappertutto con favore. Ogni terratenente e speculatore in tariffe sulle granaglie divenne un sostenitore della tassa unica. Il leone non aveva denti, e così vi si poteva giocare così come tanti giocano con il cristianesimo nei salotti dell’alta società. La circolazione del libro di George superò quella di ogni altro libro sull’argomento. Tutti i giornali lo recensirono!

La disamina di Marx sul capitale va fuori rotta fin dall’inizio.
1. Come un contadino qualsiasi, Marx considera il capitale come consistente di beni materiali. Per Proudhon, al contrario, l’interesse non è prodotto da beni materiali, ma da una certa situazione economica, dalle condizioni del mercato.
2. Marx considera il plusvalore come un bottino, risultato dall'abuso di potere conferito dalla proprietà (dei mezzi di produzione). Per Proudhon il plusvalore dipende da domanda e offerta.
3. Secondo Marx, il plusvalore è evidentemente una grandezza positiva. Per Proudhon può anche essere negativa (Plusvalore positivo è plusvalore dal lato dell’offerta, cioè del capitalista; plusvalore negativo sta dal lato del lavoro).
4. Il rimedio di Marx consiste nel conferire supremazia politica agli spodestati, organizzandoli. Il rimedio di Proudhon consiste nell’eliminare tutti quegli ostacoli che impediscono alla capacità produttiva di espletarsi.
5. Per Marx, scioperi e crisi sono benvenuti, e il mezzo per quel fine è l’espropriazione forzata e definitiva degli espropriatori. Proudhon, al contrario, dice: Non vi fate distrarre dal vostro lavoro per nulla al mondo; nulla dà potere al capitale più di scioperi, crisi e disoccupazione; nulla gli è più esiziale che il lavoro libero da ostacoli.
6. Marx dice: scioperi e crisi vi spingeranno rapidamente verso la vostra mira; il collasso generale vi scaricherà in paradiso. No!, grida Proudhon, è una frode; questi metodi vi porteranno sempre più lontano dalla vostra meta. Non estrarrete neanche l’1% dall'interesse.
7. Marx vede potere e supremazia come conseguenze della proprietà. Proudhon, al contrario, riconosce che codesta supremazia è dovuta al denaro, e che in condizioni diverse la proprietà privata può trasformarsi in debolezza. Se, come afferma Marx, il capitale è materiale, e il suo possesso conferisce supremazia al capitalista, ogni addizione di materiale dovrebbe rafforzare il capitale.

Se un carico di fieno o una carriola piena di letteratura sul valore pesa un quintale, due carichi, due carriole peseranno due quintali, sempre e dovunque. Così, se una casa frutta 1000 marchi di plusvalore all’anno, dieci case frutteranno naturalmente 10 x 1000 = 10.000 marchi – sempre che la presunzione di materialità del capitale sia vera.

Ma sappiamo benissimo che il capitale non può soffrire addizione come i beni materiali, e che al contrario, e non infrequentemente, un capitale addizionale fa diminuire il valore del capitale già esistente.

Lo si può controllare giornalmente. In certe circostanze cinque quintali di pesce al mercato possono valere più di 500 quintali. L'aria sarebbe carissima se non fosse così abbondante. Ma così come stanno le cose, si può avere gratis. Non molto prima dello scoppio della guerra, gli affittacamere dei dintorni di Berlino si lamentavano, disperati, di come i canoni stessero scendendo (e con loro il plusvalore). La stampa capitalista si scagliava contro “la furia costruttrice dei lavoratori e impresari edili” e “la peste costruttrice prevalente nell'edilizia”.

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