Un RFID per tutti..

Radio Frequency IDentification
sandropascucci
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Messaggioda sandropascucci » 3 ott 2009, 8:42

 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

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[marS]

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda [marS] » 3 ott 2009, 11:59

Un tatuaggio x tutti:

http://tinyurl.com/2s85jz

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[marS]

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda [marS] » 24 ott 2009, 17:46

RFID "Polvere"

Immagine

0,05mm (la foto è del predecessore Hitachi mu-chip: 0,4mm)

http://www.technovelgy.com/ct/Science-Fiction-News.asp?NewsNum=939

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Allabalooza

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda Allabalooza » 17 dic 2009, 22:34

Mi pare di ricordare un film dove dei prigionieri in un carcere avevano un chip impiantato nel cranio...il chip provocava dolorose scariche elettriche al sistema nervoso, rendendo i movimenti dei muscoli incontrollabili(come avere un elettrostimolatore nel cervello :twisted: ) ad ogni tentativo di ribellione del povero ''carcerato''...sogno o son desto?

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Karlrex

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda Karlrex » 12 gen 2010, 15:01

Paolo Dorigo : testimonianza di un Rfid a sua insaputa :shock: ??

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marcomulas

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda marcomulas » 12 gen 2010, 16:21

ora pure la pubblicità progresso...


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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda enricogrosso » 14 gen 2010, 16:18

“Il mondo non ricompensa onestà e indipendenza,bensì obbedienza e servilismo”
Enrico Grosso

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Bankster87

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda Bankster87 » 16 gen 2010, 2:33

Se non riusciranno ad impiantarlo alle persone, lo metterenno alle cose, che saranno collegate alla rete.
Nel video che ho linkato si parla di queste tecnologie.
http://geekfiles.tv/2009/11/05/il-futuro-di-internet/

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Scorba80

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda Scorba80 » 16 gen 2010, 16:02

Lo faranno anche alle persone vedrai. Perchè c'è gente davvero convinta che questa sia una grande evoluzione, un grande passo verso il futuro. Sono felici di far sapere agli altri dove cazzo sono e in che motel stanno trombando. Te lo dico perchè ho visto persone eccitarsi all'idea. E quei molti deboli si faranno "ipnotizzare" da questa iniziativa, con le solite storie della sicurezza globale : hai perso un figlio? Con questo potremmo ritrovarlo. Sarà così, come hanno fatto con il cellulare, piano piano con i loro metodi persuasivi inchiappetteranno molte persone. MA NON ME! In ogni caso state sempre attenti a dove osservate e ogni tanto osservatevi anche alle spalle.

Un abbraccio

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La_volpe_nera82

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda La_volpe_nera82 » 17 gen 2010, 3:25

Li stanno mettendo GIA' alle persone.. e da qualche anno. Pure in Italia... qui per ragioni di sicurezza sulla salute. Non mi ricordo in quali ospedali già li innestano facendo credere che serva per tenere sotto controllo la salute senza il bisogno di fare le analisi (questo quante volte vai in bagno te le conta veramente!!).
Mentre in Olanda se lo fanno tranquillamente impiantare solo per entrare in una discoteca molto "IN".



In Messico invece dove c'è il BOOM dei rapimenti, serve per ritrovare le persone rapite.. insomma ce n'è per tutti i gusti!
Secondo me come ogni tecnologia, stanno solo aspettando che diventi "usuale", poi lo renderanno obbligatorio.. oppure sarà la gente a volerlo a tutti i costi, un po' come il cellulare.

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[marS]

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda [marS] » 18 gen 2010, 17:46

Viste le dimensioni che sono arrivati a farle, magari ce l'abbiamo già e neanche lo sappiamo :?

mr.spyder
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda mr.spyder » 18 gen 2010, 20:01

[marS] ha scritto:Viste le dimensioni che sono arrivati a farle, magari ce l'abbiamo già e neanche lo sappiamo :?


vedi : smart dust diffusa con scie chimiche!!!
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Karlrex

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda Karlrex » 20 gen 2010, 21:56

Le scuole contro chi fa sega te lo mette... :shock:
Escalation per arrivare alle chiappe di tutti
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 64117.html

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federico dD

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda federico dD » 26 gen 2010, 1:04

secondo me audaci e subdoli come sono lo faranno diventare fico, come hanno fatto col cellulare.
in fondo basta che aprano centri commerciali cinema discoteche sturbucks mac donald nike store mediaworl ecc...
dove può entrare solo chi ha l'RFID....
e in tanti saranno felici di potersi sentire parte di una "elite"
in tanti lo chiederanno a gran voce pagheranno per farselo mettere e pagheranno per far registrare nel database più informazioni possibili
pensa che fico ci fai registrare che panino vuoi, come lo vuoi cotto, e neanche entri che il panino è li che ti aspetta.

lo chiederanno a gran voce e ringrazieranno felici.
ma è così che muore la libertà in genere sotto lo scroscio degli applausi.......
MEGLIO CON UN CARTELLINO ALL'ALLUCE CHE CON UN CHIP NEL BRACCIO :x :x

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda kasiacolagrossi » 26 feb 2010, 21:37

http://www.youtube.com/watch?v=jMTV0Un7dI4

ti offriamo la sicurezza.... bla bla bla.....paure, paure, paure, bla bla bla.... e privacy? .... mica stiamo obbligando di farlo... lo scegli tu... paure, paure, paure... bla bla bla...

( uno schema che purtroppo funziona ancora....)
katarzyna edyta colagrossi

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda Marco_Coloni » 27 mar 2010, 23:19

Non ti faranno scegliere, diventera' legge doverlo avere, come il codice fiscale che tutti portiamo con noi dalla nascita, non scegli se averlo, cosi' l'impianto sara' obbligatorio e regolato da una legge ad hoc.
Come la schiavitu' del signoraggio e' regolamentata, cosi lo sara' la "schiavitu' del chip".
Si iniziera' con gli animali domestici, cani e gatti e poi si passerra' agli umani, - hai visto come e' stato utile sugli animali - li protegge, permette di monitorare i parametri vitali, di ritrovarli quando si smarriscono, e' una grande cosa.
Su Internet si trovano articoli che trattano l'argomento e sembrerebbe stata impiantata in via sperimentale su delle persone.
La cosa brutta e' che la popolazione sara' felice (per i piu' disparati motivi, salute, sicurezza ecc..) di farselo impiantare.

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La_volpe_nera82

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda La_volpe_nera82 » 1 mag 2010, 19:08

http://www.futurashop.it/index.html

SICUREZZA > SISTEMI A TRASPONDER > Cod. 8300-TAG3CAPSULA
Prezzo € 6,90**

Inserito in una piccolissima capsula in vetro, questo RFID passivo è molto simile a quelli applicati nel tessuto sottocutaneo degli animali ai fini della identificazione. Ogni tag è dotato di un codice univoco di 32 bit e non è riprogrammabile. Perfetto per essere utilizzato con il modulo ID12*.

CARATTERISTICHE
Distanza di lettura: circa 3-4 cm
Frequenza: 125 kHz
Formato: EM4001 ISO based RFID IC
Codifica: Manchester a 32 bit - non riprogrammabile
Alimentazione: 5 Vdc - 30 mA
Dimensioni:
- lunghezza: 12,30 mm
- diametro: 2,12 mm

Immagine

*Modulo ID12: http://www.futurashop.it/allegato/8300- ... t=&d=33,00
Il modulo ID12 è un lettore RFID tra i più piccoli e compatti attualmente disponibili sul mercato (26 x 25 x 7 mm). Dispone di antenna interna. Possibilità di collegare un LED e un buzzer come segnalatori di lettura. Formato dati d'uscita seriale ASCII, Wiegand26 e Magnetic ABA Track2. Il funzionamento è estremamente semplice, basta alimentare il modulo e avvicinare la tessera RFID per avere in uscita una stringa contenente il codice ID della tessera.

Immagine Immagine

Prezzo € 33,00**

**In pratica, alla portata di tutti.

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MrDrago88

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda MrDrago88 » 2 mag 2010, 23:50


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marco secchi

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda marco secchi » 8 giu 2010, 20:51

sarà per la nostra sicurezza.... ...

sandropascucci
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda sandropascucci » 8 giu 2010, 21:30

certo.. metti che ti addormenti nel camerino di un sexy shop mentre stai provando un incursore anale..
così non rischi di rimanere chiuso dentro alla chiusura del negozio..
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
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marcomulas

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda marcomulas » 17 giu 2010, 11:00

Microchip sottopelle per vivere 120 anni

!
Lo afferma don Luigi Verze' che realizzera' centro longevita'

(ANSA) - VENEZIA, 15 GIU - Per sperare di vivere a lungo, anche 120 anni, si potra' andare in giro con un microchip che segnala la comparsa di qualsiasi anomalia. Anche l'anomalia di una sola cellula cancerogena. A quel punto, in qualsiasi parte del mondo si trovi, il paziente verra' avvertito e curato. Parola di don Luigi Verze', al quale oggi il governatore Luca Zaia ha confermato l'impegno della Regione Veneto per la realizzazione a Lavagno (Verona) di 'Quo Vadis', il centro di ricerca nel campo della longevita'.

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LorenzoLenzi

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda LorenzoLenzi » 12 dic 2010, 10:12

!

'Information container' da terzo millennio
Microchip nel cervello privacy a rischio
Antonio Teti


L'Information and Communication Technology (ICT) ha assunto, a livello planetario, la connotazione di un invading element che pervade la vita, i costumi e la società moderna in cui viviamo. L'esigenza di essere costantemente “connessi” e di utilizzare strumenti che possano garantirci l'accesso a dati ed informazioni di ogni genere, rappresenta, per le società maggiormente progredite, un'esigenza imprescindibile. Le moderne tecnologie, soprattutto negli ultimi anni, hanno risposto a questa esigenza assicurando, ai “fruitori di tecnologie”, la produzione di dispostivi tecnologici di sempre maggiore potenza e versatilità, fino a superare quelle che potevano sembrare le normali esigenze di connettività. Attualmente possiamo disporre di prodotti informatici delle dimensioni di un comune smartphone, in grado di garantire trasmissioni dati di ogni genere e una capacità di accesso alla rete Internet soddisfacente, che delinea già il precoce invecchiamento dei portatili che, fino a ieri, erano considerati un prodotto rivoluzionario in termini di versatilità, ingombro ridotto e trasportabilità. Ma è ormai altrettanto chiaro che i bisogni dell'uomo vanno ben oltre le apparenti normali esigenze di accesso alle informazioni.
Da qualche tempo, un termine molto in voga nei Paesi anglosassoni, definisce meglio il concetto di raccolta di informazioni: information container. La raccolta continua e incessante di dati, la possibilità di poter disporre di database su cui effettuare estrapolazioni ed interrogazioni, per soddisfare i bisogni della conoscenza dell'uomo, rappresentano, secondo molti autorevoli esperti, il vero business del terzo millennio.
Ma la raccolta di dati ed informazioni implica necessariamente il coinvolgimento di risorse umane. I dati sono fruibili solo se qualcuno li produce e li immette in un sistema informativo. In tal senso, Internet rappresenta un formidabile strumento di raccolta autonoma ed incontrollata di informazioni di vario genere, proprio perché generato da una immissione dati di tipo “open source”. Soprattutto nell'ambito delle operazioni di intelligence, la raccolta di informazioni mediante la metodologia “open source” (meglio noto con l'acronimo di OSINT- Open Source INTelligence) indica l'attività di ricerca mediante la consultazione di fonti di pubblico accesso e dominio. L'OSINT si avvale di diverse fonti di informazione come i giornali, le televisioni, dati pubblici, collaborazioni con studiosi e professionisti e non ultimo anche Internet, che ha assunto, a livello mondiale, il ruolo di incontrollabile “grande fratello”. L'OSINT rappresenta un valido strumento di raccolta dati, ma non certo la metodologia di riferimento assoluto del terzo millennio. Inoltre le informazioni disponibili sulla rete Internet necessitano di un corposo lavoro di “raffinazione”, in quanto le informazioni disponibili possono essere “inquinate” da errori o inesattezze che possono “intossicare” la bontà delle informazioni stesse.
Proprio per questo motivo, ancora oggi, la metodologia migliore è quella che tende ad acquisire le informazioni alla “fonte”, cioè direttamente dall'uomo e possibilmente senza coinvolgerlo direttamente nella gestione dell'acquisizione delle informazioni. Ma come è possibile acquisire direttamente ed automaticamente delle informazioni senza il coinvolgimento diretto di un essere umano? La risposta potrebbe risiedere nelle tecnologie di trasmissione RFID e Wireless.
Per comprendere meglio le origini che hanno portato alle realizzazioni tecnologiche, che di seguito saranno descritte, risulta opportuno fare alcune precisazioni.
Se analizziamo il significato del termine brainwashing (traducibile dall'inglese come lavaggio del cervello) su di un qualsiasi dizionario delle lingua italiana, la spiegazione del significato del termine viene sommariamente descritta come “Processo per cui, con sistemi psichici e fisici coercitivi, si cerca di privare la psiche di una persona del suo patrimonio ideologico abituale allo scopo di sostituirlo con nuove idee e concetti”. In realtà l'idea di ricercare una metodologia che potesse “alterare e modificare” la mente di un uomo risale al IV secolo a.C. e la si deve ad un pensatore cinese dell'epoca noto con il nome di Meng K'o (meglio noto come Mencio in Occidente). L'idea era quella di ricercare una metodologia che consentisse di effettuare il lavaggio del cervello, per permettere la “pulizia” della mente, dello spirito e dell'anima. Gli orientali, nel corso dei secoli, si impegnarono notevolmente nella scienza del controllo della mente, ma solo nei primi anni Trenta, in Unione Sovietica, queste metodologie furono impiegate massicciamente, per agevolare lo svolgimento delle “purghe staliniste”, attraverso i processi-burla, durante i quali ex-dirigenti del Partito Comunista, caduti in disgrazia, ammettevano le loro colpe, denunciavano pubblicamente altri componenti del Partito e condannavano le loro stesse idee politiche, facendo una spietata autocritica con una inspiegabile sincerità.
Gli Stati Uniti saggiarono questi comportamenti anomali qualche decennio dopo, esattamente durante il conflitto coreano, nel 1950. La causa fu il rilascio di alcuni prigionieri americani: la CIA non riusciva a comprendere il comportamento dei soldati che avevano trascorso un periodo di prigionia nelle carceri di “rieducazione” coreane, che sembrava notevolmente anomalo. Alcuni soldati rilasciati da questi campi, apparivano convertiti all'ideologia comunista, energicamente convinti nel rinnegare la loro Patria e a denunciare lo stile di vita capitalista, auspicando, nel contempo, un regime maoista. Fu proprio per queste motivazioni che la CIA iniziò ad indagare su quello che, sempre negli anni cinquanta, il funzionario della stessa CIA, Edward Hunter ribattezzò pubblicamente con il termine di brainwashing. Che la guerra potesse produrre strani effetti sugli esseri umani era già noto da secoli, ma che si potesse agire sul sistema cerebrale in modo scientifico, mediante tecniche e metodologie dirette, apriva scenari di grande rilevanza.
Sono passati decenni e lo studio delle tecnologie di trasmissione di informazioni cerebrali in dati interpretabili, ha sempre interessato strutture di ricerca e scienziati, per comprendere quali fossero le reali possibilità di trasmettere il pensiero umano ad un dispositivo in grado di interpretare e tradurre i pensieri e le sensazioni dell'uomo.
foto Ansa

Proprio su questo tracciato si inserisce l'ultima e forse la più interessante delle scoperte nel settore della tecnologia avanzata, che risale ad alcuni mesi fa e che, peraltro, sta facendo discutere molto l'opinione pubblica americana. Mi riferisco allo sviluppo delle tecnologie a radiofrequenze (RFId - Radio Frequency Identification), applicabili all'essere umano e fruibili per ottenere informazioni utili in tempo reale sullo stato di salute dell'individuo. La notizia ci giunge da oltre oceano e più precisamente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che, già da tempo, ha iniziato ricerche e sperimentazioni su questa tecnologia e sulla sua possibile modalità di impiego nelle Forze Armate. In tal senso, la struttura governativa statunitense ha deciso di stanziare la somma di 1,2 milioni di euro per verificare la possibilità di adottare la tecnologia RFId per un progetto di sperimentazione particolarmente audace. L'idea è quella di poter impiantare un tag RFId nel cranio dei soldati per poter osservare, in tempo reale, lo stato delle funzioni vitali dei militari mediante tag (etichette) dotati di biosensori in grado di rilevare, ad esempio, informazioni sul livello di glucosio, ossigeno e altre sostanze presenti nel sangue. L'accordo, stipulato con il Centro Bioelectronics, Biosensors, and Biochips (C3B) dell'Università di Clemson, si svilupperà in un arco temporale di cinque anni. Il Direttore del C3B, Anthony Guiseppi-Elie Professore di ingegneria e bioingegneria chimica e molecolare, asserisce che i biosensori collegati al chip RFId “…avranno lo scopo di segnalare costantemente lo stato di salute dei militari e di permettere, in caso di incidente o ferimento, un'immediata segnalazione del livello di gravità del caso. Spesso molte persone non sopravvivono a seguito di una emorragia interna, pertanto sapere immediatamente - al momento del ricovero - qual è il tasso di ossigeno nel sangue può rappresentare per loro la migliore possibilità di salvezza. Il nostro obiettivo è solo quello di migliorare la qualità delle terapie. E questo non soltanto per i soldati, ma anche per tutti i civili vittime di incidenti”.
Tuttavia da quanto si evince dalle informazioni fruibili proprio sul portale del C3B (http://www.clemson. edu/c3b/) i tag possono contenere informazioni a più ampio spettro: informazioni complete sulla storia clinica del paziente, sulla propria famiglia, gli interventi subiti e i trattamenti farmacologici a cui sono sottoposti, etc. La gestione di queste informazioni potrebbe facilitare enormemente il compito di medici ed infermieri, sul campo di battaglia, ma l'utilizzo di questo dispositivo costituisce un elemento di riflessione per definire nuovi scenari di applicazione e possibili utilizzazioni (più o meno improprie e più o meno legali) delle informazioni contenute all'interno del tag. Tuttavia le possibilità offerte dalla tecnologia RFID possono andare ben oltre la normale immaginazione. è opportuno, a questo punto, fare chiarezza sul concetto di campo elettromagnetico. Le trasmissioni in radiofrequenza si basano sul rispetto della compatibilità elettromagnetica (ECM). Le onde elettromagnetiche sono rappresentate dal movimento oscillatorio di cariche elettriche dovute alle variazioni subite da campi elettrici. L'intensità di un segnale elettromagnetico può essere espressa in dbmV o in MVolt. è importante ricordare che, come asseriva lo stesso James Clerk Maxwell (1) , intorno alle linee di un campo elettrico, in funzione del tempo, si manifestano delle linee di forza magnetiche che avvolgono quelle elettriche. Questi campi magnetici non si formano immediatamente, ma presentano una progressione per quanto concerne la loro stabilizzazione. Poiché il campo è sede di energia, la stessa viene distribuita mediante delle onde elettromagnetiche che si propagano nello spazio fino alla velocità di 300.000 Km/sec..
Negli Stati Uniti la NSA (National Security Agency), nell'ambito della ricerca delle metodologie per raccolta delle informazioni che si basa sui segnali (SIGINT - Signals Intelligence), ha attivato, da tempo, un programma di ricerca per la codifica delle onde EMF (ElectroMagnetic Frequencies). Va sottolineato che la bontà del sistema SIGINT risiede nella certezza che ogni ambiente è pervaso da correnti elettriche che generano un campo magnetico che origina, di conseguenza, onde EMF. Gli studi condotti dalla NSA, in collaborazione con il Dipartimento della Difesa, hanno dimostrato che queste onde vengono generate anche dal corpo umano, possono essere intercettate ed elaborate minuziosamente da software specifici, ospitati anche da piccoli personal computer.
Inoltre, soprattutto negli ultimi anni, sono state sviluppate delle tecnologie proprietarie avanzate in grado di analizzare tutti gli oggetti o elementi organici (uomo) in grado di generare correnti elettriche.
In base a recenti informazioni, proprio per applicazioni SIGINT, vengono sperimentati dispositivi innovativi come l'EMF Brain Stimulation, il Remote Neural Monitoring (RNM) e l'Electronic Brain Link (EBL).
L'EMF Brain Stimulation è un dispositivo progettato per le ricerche nel settore neurologico, soprattutto nello sviluppo delle “radiazioni bioelettriche (EMF non ionizzate). I risultati conseguiti in queste tecnologie (segrete) sono state catalogate dalla NSA come “Radiazioni intelligenti”, meglio identificate come “informazioni elettromagnetiche involontarie diffuse nell'ambiente non radioattive o nucleari”.
Il dispositivo EMF quindi sembra poter operare su una banda di frequenze in grado di “colloquiare” con il sistema nervoso centrale dell'uomo. Inoltre, sembra che questo sistema sia stato già utilizzato per applicazioni di tipo “bring-to-computer-links”, con velivoli dell'Aeronautica Militare statunitense. Attraverso elettrostimolazioni neuronali sarebbe possibile interagire direttamente con l'avionica del velivolo da combattimento e sembra che alcuni esperimenti di “controllo cerebrale a distanza” siano stati condotti dagli UAV (2) utilizzati durante la campagna irachena per la ricognizione del campo di battaglia.
A questo punto appare chiaro anche l'utilizzo del Remote Neural Monitoring (RNM). Quest'ultimo dispositivo, che lavorerebbe in sinergia con il dispositivo EMF, consentirebbe di decifrare il pensiero umano. Considerato che un pensiero generato dal cervello utilizza campi bioelettrici, è possibile attivare degli analizzatori di segnali elettromagnetici che possono consentire la traduzione in linguaggio verbale del pensiero. Non solo! Il sistema RNM è in grado di inviare segnali codificati anche alla corteccia uditiva del sistema nervoso in modo da permettere, ad esempio, la trasmissione audio senza l'ausilio dell'orecchio (comunicazione diretta con il cervello).


Esempio di funzionamento dell'EMF Brain Stimulation
Brain Area Bioelectric Resonance frequency Information Induced Trought Modulation
Motor cortex 10 Hz Motor impulse coordination
Auditory Cortex 15 Hz Sound which bypasses the ears
Visual Cortex 25 Hz Images in the brain bypassing the eyes
Somatosensory Cortex 9 Hz Phantom touch sense
Thought Center 20 Hz Imposed Subconscious Thoughts


Il RNM può tracciare l'attività elettrica della corteccia cerebrale visiva di un soggetto trasformandola in un'immagine visibile, a livello tridimensionale, sul monitor di un computer. Sembra inoltre che tale sistema sia in grado anche di tradurre gli impulsi inviati dall'apparato visivo alla memoria visiva scavalcando gli occhi e i relativi nervi ottici. Naturalmente la comunicazione sarebbe bidirezionale pertanto sarebbe possibile anche trasmettere al sistema nervoso centrale immagini generate da un dispositivo remoto… Inoltre il RNM è in grado di alterare la percezione di traumi, umore e controllo motorio. Quindi il RNM è un sistema di collegamento “corteccia cerebrale-corteccia uditiva” innovativo ed evoluto per quanto concerne la trasmissione dati uomo-macchina e i campi di applicazione potrebbero essere veramente impensabili.
Cerchiamo ora di comprendere il sistema da un punto di vista tecnico. In funzione del fatto che sia possibile rilevare, identificare e monitorare i campi bioelettrici di una persona, questi dispositivi sembrerebbero in grado di rilevare, in modalità non-invasiva, informazioni generate dal sistema nervoso dell'uomo mediante una codifica digitale dei potenziali evocati in un range di 30-50 Hz., 5 milliwatt di emissioni elettromagnetiche del cervello. Infatti le attività neuronali del cervello creano degli spostamenti elettrici che generano un flusso magnetico. Tale flusso presenta una costante di 30-50 Hz 5 milliwatt di onde EMF. Tali flussi, contenuti nelle EMF, vengono identificati appunto come “potenziali evocati” (Evoched potentials). Ogni pensiero, reazione, comando motorio, evento uditivo o visivo elaborato dal cervello, genera un potenziale evocato. I campi magnetici che sono generati, vengono decodificati in pensieri, immagini e suoni trasformati in segnale digitale e pertanto analizzati ed elaborati da computers.
Pertanto, mentre l'EMF Brain Stimulation può essere utilizzato per inviare impulsi elettromagnetici codificati per attivare i potenziali evocati in un soggetto prescelto, un Brain Link (collegamento neuronale) può consentire di stabilire un collegamento permanente al soggetto per effettuarne il monitoraggio e per la trasmissione di informazioni alla corteccia cerebrale, onde modificarne i comportamenti e le azioni. Quindi mentre il Brain Link rappresenta il sistema di comunicazione con il soggetto umano prescelto, il RNM rappresenta il sistema di sorveglianza dello stesso. Il sistema RNM per poter funzionare, richiede la codifica della frequenza di risonanza di ogni specifica area del cervello. Tali frequenze possono variare in funzione delle diverse aree del cervello. Le frequenze cerebrali variano da 3 Hz. a 50 Hz..
“Questa informazione modulata può essere immessa nel cervello ad intensità varianti, da quella subliminale a quella percettibile”.

Inoltre ogni essere umano ha un suo unico set di frequenza di risonanza. Pertanto l'invio di informazioni audio ad una persona che utilizza frequenze diverse avrebbe come conseguenza la non-ricezione delle informazioni.
Naturalmente tutto il progetto è avvolto nel più assoluto segreto e la NSA è ovviamente indisponibile alla divulgazione, al pubblico, di qualsiasi informazione o commento sulla metodologia in questione.
Lo studio della mente e delle sue potenzialità ha da sempre costituito il maggiore degli obiettivi dell'uomo e questi sistemi tecnologici di interazione con il sistema nervoso centrale dell'uomo, possono condurre alla configurazione di scenari che potevano apparire fantascientifici, fino a qualche tempo fa. A questo punto il problema sostanziale della scoperta assume due ambiti di criticità: la corretta applicazione della tecnologia e la garanzia della riservatezza della scoperta. Anche se, apparentemente e secondo una valutazione superficiale e drogata dall'emotività, l'applicazione di un tag RFID al sistema nervoso centrale di un uomo può sembrare un'applicazione ai limiti dell'etica e del moralmente lecito, in realtà la corretta applicazione della scoperta può condurre al conseguimento di obiettivi ottimali per quanto concerne, ad esempio, la vita dell'uomo. Un sensore a radiofrequenze può allertare l'alterazione dei valori del sangue o di altri parametri riconducibili alla salute dell'essere umano. Inoltre, sarebbe possibile risolvere alcune disfunzioni di molti disabili (come già accade) mediante la stimolazione di alcuni gangli nervosi che controllano le articolazioni e i movimenti del corpo umano. Ma questa tecnologia potrebbe essere utilizzata anche per applicazioni di carattere “informativo”. Supponiamo di poter disporre di una memoria artificiale controllata a distanza che consenta di “scaricare” informazioni quotidiane che altrimenti potrebbero andare perse nei milioni di sinapsi che si attivano e disattivano nell'arco della nostra esistenza. Quante volte ci soffermiamo sull'importanza di informazioni dimenticate o completamente azzerate dalla nostra mente? Quanti casi giudiziari vengono catalogati come “irrisolti” per mancanza di prove legate alla memoria persa di testimoni, vittime ed indagati? Una memoria artificiale (meglio identificata come un semplice hard disk evoluto) collegata al nostro cervello mediante sistemi a radiofrequenza e protetta da sistemi di cifratura non potrebbe esserci di aiuto? Forse il paragone potrebbe sembrare eccessivo, ma soffermiamoci a riflettere su quanto sia stato determinante il contributo dato dalle “scatole nere” degli aerei all'uomo per la comprensione delle dinamiche degli incidenti aerei… Quindi il problema sostanziale è quello del controllo della tecnologia e non certo dell'evoluzione della stessa.
Tuttavia se una tecnologia così potente cadesse nelle mani sbagliate, le conseguenze potrebbero essere disastrose. Ad esempio, i gruppi terroristici internazionali, potrebbero utilizzarla per gestire un esercito di “volontari”, pilotati a distanza, per le più abominevoli ed atroci azioni di violenza rivoluzionaria che si possano immaginare. Oppure, potrebbe essere utilizzata per “pilotare” le decisioni e le azioni di leader politici, movimenti religiosi o, addirittura, paesi interi, manovrando, a livello internazionale, economie e alleanze tra diversi blocchi politici. Pertanto, garantita la corretta applicazione della scoperta, il problema rilevante rimane quello della riservatezza delle tecnologie implementate. Garantire l'integrità e la segretezza di scoperte scientifiche considerevoli, che potrebbero avere impatti notevoli sull'intera società mondiale, è un dovere di chi ha raggiunto tali traguardi. è altresì vero che una corretta informazione, condotta da enti e strutture istituzionali e governative, può assumere una importanza assoluta per quanto concerne la corretta comprensione della portata delle scoperte e delle attività condotte dal Governo centrale. Il cittadino deve sentirsi coinvolto nella tutela degli studi e delle scoperte realizzate dal proprio Paese. Molto spesso la segretezza eccessiva, come la storia di molti paesi ci insegna, rischia di provocare disinformazione, diffidenza e malcontento nella popolazione. Il cittadino deve essere, lui stesso, lo strumento a tutela e salvaguardia degli interessi economici, politici ed istituzionali della Nazione in cui vive.
Purtroppo attualmente non sono molte le Nazioni che hanno ben compreso questo concetto. Altro elemento fondamentale, per quanto concerne
da http://www.leadershipmedica.com
il controllo e la corretta gestione delle tecnologie ICT (Information and Communication Technology), è la tutela dell'integrità delle informazioni digitali. Oltre ad una corretta informazione è indispensabile attivare percorsi formativi rivolti al cittadino, per consentirgli di comprendere quali possano essere i rischi derivanti dall'utilizzo delle moderne tecnologie e la corretta gestione delle stesse. La conoscenza delle potenzialità (e dei pericoli!) degli strumenti informatici ha assunto un rilievo determinante per ogni società che si definisca civile ed industrializzata.
Potrei citare esempi riconducibili alla clonazione delle carte di credito, all'intrusione nei network server, ai cellulari, agli smartphone da parte di cyber-criminali che quotidianamente tentano di carpire dati ed informazioni per motivazioni diverse.
Ma cosa si fa per contrastare questi crimini informatici? Certo le Forze dell'ordine fanno il possibile ma non basta. Il cittadino deve esser coinvolto in questa azione di contrasto. Come? Con la formazione. Istruendo il popolo su come gestire e dominare le tecnologie informatiche utilizzate, evitando il rischio di assumere il ruolo dei “dominati”.L'esempio dello studio condotto nell'Università di Clemson rappresenta il futuro, ma i rischi derivanti dall'utilizzo dei dispositivi tecnologici disponibili sul mercato sono reali e sconosciuti alla maggioranza della popolazione. Ancora un esempio. Alcuni mesi fa, sul New York Times, è stata pubblicata una notizia che ha provocato grande sconcerto, questa volta, nella comunità medico-scientifica. Stiamo parlando di un dispositivo che da anni aiuta a sopravvivere milioni di persone al mondo e che rappresenta una delle scoperte più rilevanti per la cura dei cardiopatici: il pacemaker. Da quanto si apprende, sembra che sia stato anch'esso inserito nella famiglia dei “risk devices”, tutti quei dispositivi elettronici che utilizziamo quotidianamente e che fanno parte del nostro modo di comunicare con il resto del pianeta. “Pacemakers and Implantable Cardiac Defibrillators: software radio attacks and zero-powers defenses”, questo è il titolo di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Medical Device Security Center, un consorzio a cui aderiscono l'Università di Washington, l'Università del Massachusetts e il prestigioso Beth Israel Deaconess Medical Center (Istituto di ricerca della famosa Harvard Medical School). La mission del consorzio (come si evince dal portale http://www.secure-medicine.org/&#41; è quella di comprendere le modalità di utilizzo migliore delle moderne tecnologie applicate al settore della sanità e dell'assistenza ai pazienti, preservandone la riservatezza, la privacy e l'integrità dei dati personali.
Lo studio si basa sull'analisi della nuova generazione di pacemakers, meglio nota con il termine di Implantable Medical Devices (IMDs) che consente, mediante l'adozione di un Implantable Cardioverter Defibrillators (ICDs), di assumere costantemente informazioni cliniche generali sullo stato di salute del paziente. L'ICDs abbinato al pacemaker, è disegnato per comunicare in modalità wireless con un software esterno che agisce su di uno spettro di frequenza di 175 kHz.
Mediante neuro-stimolatori collegati ad un computer wireless, è possibile monitorare le disfunzioni cardiache del soggetto affetto da questa patologia, in ogni istante della sua vita. Inoltre, qualora ce ne fosse bisogno, è possibile modificare le terapie e gli eventuali farmaci assunti dal paziente. La peculiarità maggiore di questo dispositivo risiede nella sua capacità di poter essere “riprogrammato”, in funzione dell’evoluzione della patologia del paziente, nel corso degli anni. Inoltre, in caso di attacchi cardiaci, il dispositivo è in grado di effettuare dei ridotti elettroshock per ripristinare il corretto battito cardiaco. Solo negli Stati Uniti, dal 1990 al 2002, più di 2.6 milioni di pacemakers e di dispositivi ICDs sono stati impiantati in pazienti affetti da malattie cardiache. I ricercatori, mediante un processo di ingegnerizzazione di un protocollo di comunicazione e, con l'utilizzo di un oscilloscopio, un software che agisce sulle onde radio ed un personal computer, sono riusciti ad inserirsi nel pacemaker e a riprogrammarlo completamente, modificando le impostazioni del sistema.
L'attacco, condotto a poche decine di metri dal dispositivo, ha permesso: l'identificazione del peacemaker, il download dei dati del paziente comprese le informazioni cardiache, il nome e i dati anagrafici. Inoltre è stato possibile modificare il settaggio del pacemaker, sostituire le informazioni della tipologia di terapia e, “dulcis in fundo”, attivare la funzione di defibrillazione. Durante la sperimentazione, per simulare l'organismo umano, è stata utilizzata la carcassa di un quarto di bue, a cui è stato impiantato il peacemaker. La spesa sostenuta per condurre l'esperimento ammonta a circa 30.000 dollari oltre ad uno studio, durato alcuni mesi, sulle frequenze utilizzate dai dispositivi, condotto da medici, ingegneri elettronici e informatici.

Al momento, l'unica difficoltà nel realizzare l'espe-rimento sembra risiedere solo nella necessità di essere a pochi metri dal soggetto che si vuole “attaccare”.
“Il punto debole del pacemaker - affermano i ricercatori - è l'uso di radiofrequenze indispensabili per regolarlo dall'esterno, che possono essere intercettate. Il pericolo crescerà quando saranno introdotti dispositivi regolabili via Internet, che avranno il grande vantaggio di poter essere controllati dal medico anche a grande distanza ma che necessiteranno di misure di sicurezza aggiuntive”. Tuttavia i risultati più sconvolgenti della sperimentazione, oltre alla violazione della privacy e alla possibilità di modificare valori e informazioni del paziente, sono da attribuire alla possibilità di attivare le funzioni di defibrillazione che potrebbero mettere in serio pericolo l'essere umano anche prima della possibilità di usufruire di dispositivi controllabili tramite Internet. A cosa mi riferisco? Supponiamo, che il Sig. Rossi soffra di problemi cardiaci e che utilizzi un pacemaker. Un bel mattino il nostro Sig. Rossi si sveglia, si rade, si veste e dopo aver consumato la sua colazione, si reca in ufficio. Siamo nel bel mezzo di una riunione di lavoro con tutti i suoi collaboratori. Uno dei partecipanti attiva il suo pc (o il suo piccolo palmare) e dopo qualche “mouse click”, il nostro Sig. Rossi inizia ad avvertire un forte dolore al centro dello sterno. Dopo qualche istante stramazza al suolo colpito da infarto. Il partecipante spegne il suo dispositivo e assiste alla conclusione del suo… delitto perfetto! Potrebbe sembrare fantascienza, ma non è così. È il pericolo maggiore che si dovrà affrontare nel terzo millennio: garantire la sicurezza delle informazioni e della loro trasmissione via etere, preservando, nel contempo la privacy e l'integrità delle informazioni.

Fonte: http://www.sisde.it

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LorenzoLenzi

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda LorenzoLenzi » 9 gen 2011, 0:35

http://www.fleur-de-coin.com/eurocoins/rfid.asp
!
Banconote RFID
Nel 2001, la Banca centrale europea ha cominciato a lavorare con i partner tecnologici del progetto hush-hush per incorporare le etichette radio frequency identification in fibre molto delle banconote in euro entro il 2005. La BCE è stata profondamente preoccupata per la contraffazione e il riciclaggio di denaro sporco. La contraffazione di banconote in euro è stato un problema in Grecia, e ci sono stati casi nei nuovi paesi membri troppo. Nel 2003, le autorità greche sono state confrontate con 2.411 casi di contraffazione e sequestrati 4,776 banconote false, mentre le autorità in Polonia nabbed una gang sospettata di rendere e mettere su un milione di euro falso in circolazione. Riciclaggio di denaro sporco è stata anche una questione di crescente preoccupazione, e che era probabilmente uno dei motivi che i tagli più elevati sono stati considerati tagging (note di €200 e €500).


Sebbene le banconote in euro già includono funzionalità di sicurezza come gli ologrammi, strisce di stagnola, filettature speciali, microprinting, inchiostri speciali e filigrane, la BCE ritiene che deve aggiungere un'ulteriore protezione per mantenere l'euro diventi la moneta di scelta della malavita. Tra la sicurezza attuale caratteristiche sono thread visibile ai raggi ultravioletti, ma archivi e imprese spesso difficile giudicare l'autenticità di una nota, come attuali attrezzature raramente possono dire la differenza tra la moneta falsa e vecchio note con marchi di sicurezza usurati. La BCE ha contattato varie banche centrali in tutto il mondo - non solo in Europa - per discutere le misure di sicurezza per la valuta.

Secondo la comunità bancarie e i fornitori di chip, l'integrazione di un'antenna RFID e chip su una banconota è tecnicamente possibile, ma non le banconote nel mondo oggi impiegano una tecnologia. D'altro canto, i critici dicono che non è chiaro se la tecnologia può essere implementata con un costo che può giustificare lo sforzo e domanda se è abbastanza robusto per sopravvivere la durata non-musulmano di soldi di carta. Un portavoce per la Banca centrale europea (BCE) a Francoforte, in Germania, ha confermato l'esistenza di un progetto, ma è stato attento a non commentare le sue tecnologie. In teoria, capacità di un tag RFID di leggere e scrivere le informazioni di una banconota potrebbe rendono molto difficile, per esempio, per i rapitori chiedere bollette "contrassegno". Inoltre, un tag darebbe i governi e le forze di polizia un significa letteralmente "seguire il denaro" in operazioni illegali.

Nozioni di base RFID
I blocchi costitutivi di base della tecnologia per RFID sulle banconote sono simili a quelle richieste per le etichette intelligenti o le carte contactless di oggi. Essi richiedono un collegamento dati senza contatto che può raccogliere automaticamente informazioni su un prodotto, luogo, tempo o transazione. Le etichette intelligenti, prodotte da aziende come Philips Semiconductors, Infineon, STMicroelectronics e Texas Instruments sono già utilizzate in tali applicazioni come compagnia aerea smart tag di bagagli, libreria libri e per la gestione della supply chain dei vari prodotti.

Quando una banconota passa attraverso apparecchiature del lettore, l'antenna sulla nota raccoglie l'energia e lo converte in energia elettrica attiva il chip. L'antenna fornisce quindi un percorso di comunicazione tra un chip sulla banconota e il resto del mondo. Per parte sua, il chip è un processore dedicato per gestire i protocolli, per effettuare i dati per inviare e ricevere dati e indirizzo di memoria incorporata sul chip di codifica.

Problemi e sfide
Prima di tag RFID possono essere incorporati in bollette, si deve superare una serie di sfide, ha affermato Kevin Ashton, direttore esecutivo dell'Auto ID Center presso il Massachusetts Institute of Technology. "Il più evidente è il prezzo," ha detto. Oggi la RFID tag costo tra 20 centesimi a $1,00 e "che non è abbastanza economico per la maggior parte delle fatture," ha detto Ashton. Mentre la maggior parte delle società di chip con perizia RFID sono mantenendo i loro piani per le applicazioni di denaro vicino al loro petto, Hitachi Ltd. ha annunciato piani per un chip progettato per soldi di carta che sarebbe pack circuiteria RF e ROM, in un circuito di quadrati di 0,4 mm 60 micron di spessore di misurazione. Nel 2004, la BCE riferito avviato colloqui con Hitachi, e così ha la la Banca del Giappone, che sta valutando l'opportunità di tag RFID per le banconote di 10.000-yen.

Non è chiaro se la BCE integrerà il chip RFID in tutte le banconote in euro o solo sulle bollette più grandi. Le banconote in euro 200 e 500 euro in particolare dovrebbero essere popolare nell'economia "informale". Incorporamento di un chip di 30 centesimi in un disegno di legge di 500 euro renderebbe più senso mettere in uno scaricabarile europeo, diverse fonti del settore, ha detto. C'è anche la questione di fiducia. Mettendo RFID tag in moneta sarebbe visto come una violazione della privacy, come ci sarebbe la tentazione di usarlo per tenere traccia delle transazioni in ordine alle banconote di traccia e gli acquisti per motivi fiscali. La BCE non monitoraggio delle loro transazioni sarebbero confidarsi gli utenti?

Rilevamento delle banconote in euro potrebbe rivelarsi estremamente difficile, semplicemente perché molte transazioni sono informale nella loro natura e la modifica di proprietà delle singole note non è registrata tra ad esempio amici, parenti e i coniugi. Molte transazioni all'interno di aziende sono anche più informale in natura e non implicano alcun fallo giocare, e anche se esso è stato incaricato dalla legge che tutte le società mettere i lettori tag nei rispettivi registri di cassa per tenere traccia delle fatture, questo non sarebbe molto difficile da ottenere.

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domenico.damico

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda domenico.damico » 17 gen 2011, 14:54

Moneta, carte di credito e RFID.

FONTE: http://espresso.repubblica.it/dettaglio ... 2138822/10

!
Scusi, posso pagare col polso?
di Paolo Pontoniere
Led luminosi per controllare in tempo reale il proprio conto corrente, applicazioni per trasformare l'iPhone in 'credit card', microchip da inserire sottopelle. Le banche Usa immaginano il futuro del credito. Ecco che (inter)facce avrà

Che forma assumeranno le carte di credito nei prossimi 25, 50 o 100 anni? Per quanto possa apparire prematura, la domanda circola da tempo all'interno delle maggiori istituzioni finanziarie, almeno quelle americane. Im questo scorcio di grande Recessione la crisi economica planetaria ha evidenziato il fatto che il credito, e in particolare le carte di credito, possono diventare un'arma a doppio taglio: creano super profitti mentre allo stesso tempo possono affossare il sitema creditizio.

Secondo gli esperti le sorprese che ci aspettano in questo settore sono tantissime. In 25 anni i device come cellulari, PDA e tavolette elettroniche avranno assorbito tutte le funzioni delle carte di credito, e non non solo. Collegando il numero di conto all'oggetto acquistato le banche saranno anche in grado di usare la carta per proiettarne un'immagine olografica.

Ipotesi ancora più futuristica, tra 50 anni le credit card e i telefoni saranno sostituiti da chip impiantati direttamente nel nostro corpo. Il polso sembra essere la zona più adatta: così basterà farlo scorrere sui lettori digitali per pagare il prodotto che vorremo acquistare. Se poi si collegherà il chip al network casalingo i prodotti e i servizi da acquistare potranno essere scelti e pagati restando a casa.

In un futuro un po' più remoto, tra un centinaio d'anni secondo gli esperti, gli umani si 'trasformeranno' in carte di credito. Basterà semplicemente entrare in un negozio, scegliere i prodotti desiderati, impacchettarli ed uscire. Grazie a tecnologie di tipo telemetrico il venditore sarà consapevole dell'identità del consumatore e del metodo che intende usare per pagare.

Se gli sviluppi futuri siano avvincenti, l'evoluzione delle carte di credito è già in atto. La Citi Bank, uno dei maggiori gruppi bancari statunitensi, sta introducendo quelle che definisce le carte di credito 2.0: non solo danno la possibilità di scegliere il conto con cui si vuole pagare ma sono munite di schermi digitali per mostrare le funzioni bancarie più diverse e i prodotti disponibili in vendita. Le nuove credit card sono inoltre munite di misure di sicurezza interattive, di sistemi d'allarme che allertano il consumatore quando sta superando il suo limite di spesa e anche di collegamenti wireless col network bancario e (tendenzialmente) con internet. Se così sapremo sempre quanto spendiamo, è certo che anche le banche sapranno sempre più di noi

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda sandropascucci » 17 gen 2011, 15:19

che culo!
[che ce faranno]
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda mr.spyder » 20 gen 2011, 16:37

sicuri???
tra le opzioni non hanno contemplato la variabile PRIMIT.
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda kasiacolagrossi » 20 gen 2011, 21:58

http://www.youtube.com/watch?v=WWOKBDjc ... r_embedded

ma che stanno a fa l'arca di noe? (mi è venuto in mente Willy o come si chiamava quel robottino... )

Wolly

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda Lerda Michele » 28 feb 2011, 12:32

:shock: :arrow: :| :arrow: :geek:

!
Un computer in un millimetro cubo?
È possibile, e lo hanno realizzato i ricercatori dei dipartimenti di Ingegneria Elettronica ed Informatica dell'Università del Michigan

informatica - 28 febbraio 2011

Processore, modulo per l’archiviazione dei dati, batteria, sensore di pressione e wireless. Sono questi i componenti presenti all’interno di un nuovo chip realizzato dall’Università del Michigan. La particolarità sono le dimensioni: il tutto è infatti contenuti in 1 millimetro cubo.

Quella che potrebbe essere la descrizione di un qualsiasi tipo di dispositivo di rilevamento comunemente in commercio è in realtà l’elenco dei componenti

Ideato per monitorare i pazienti affetti da glaucoma, il chip può essere impiantato in un occhio umano senza arrecare alcun disturbo, permettendo la registrazione dei dati utili ai medici per controllare a intervalli regolari l’andamento della situazione clinica. Il chip, denominato Phoenix, è stato presentato nel corso dell’International Solid-State Circuits Conference.

Il dispositivo, lavorando esclusivamente per pochi secondi ogni 15 minuti, risulta avere un consumo energetico minimo di 5,3 nanowatts per rilevamento, grazie anche a un sistema di sospensione che manda tutto in standby quando necessario. Per ricaricare la batteria è disponibile un minuscolo pannello solare, con un ciclo di carica di 10 ore in caso di illuminazione domestica, 1,5 ore invece se utilizzato con luce solare.

La trasmissione dei dati avviene poi tramite un modulo wireless in grado di interfacciarsi con appositi strumenti di lettura posizionati a breve distanza dall’occhio del paziente.

Phoenix apre nuove frontiere per l’elettronica, come spiega anche il professor David Blaauw: “L’obiettivo è ora quello di ridurre ulteriormente le dimensioni del dispositivo, arrivando alla scala dei nanometri, così da poter poi integrare più sistemi di rilevamento all’interno di un singolo wafer di silicio”.

“La nostra scoperta – continua Blaauw - rappresenta soltanto un primo passo verso una nuova frontiera in cui chip dalle dimensioni ridotte all’osso permettono di monitorare sistemi di ampia complessità, quali ad esempio l’inquinamento atmosferico o la stabilità di un edificio, con la possibilità di sbarcare anche nel mondo della videosorveglianza.

di O.O.


fonte http://www.ingegneri.info/un-computer-in-un-millimetro-cubo-_news_x_8186.html
La vita è qui e ora il resto non conta!!!

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domenico.damico

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda domenico.damico » 28 feb 2011, 16:58

e queste sono le ricerche ufficiali e pubblicate sui media...

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domenico.damico

Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda domenico.damico » 1 lug 2011, 15:16

Variante al RFID...

::
Come il cellulare diventa un portafogli virtuale

Il portafogli del futuro? Sarà il telefonino. Le maggiori case produttrici mondiali di smartphone e tablet hanno cominciato a sperimentare delle applicazioni di mobile payment (micropagamenti via cellulare) che trasformeranno i cellulari di ultima generazione in un borsellino virtuale, con cui ogni cliente potrà pagare alle casse degli esercizi commerciali.

La tecnologia che consentirà di effettuare pagamenti con il proprio cellulare è la NFC (Near Field Communication). Si tratta di un dispositivo elettronico inserito all'interno dello smartphone e associato alla propria carta di credito. Quando è posto a pochi centimetri da uno specifico POS (di cui già sono dotati molti negozi, sia negli Stati Uniti che in Europa), questo strumento trasmette un segnale criptato con le informazioni della carta e il cliente può procedere al pagamento di ciò che vuole acquistare semplicemente sfiorando lo schermo del proprio cellulare. Il procedimento è simile a quello delle transazioni fatte con le carte di credito ma in questo caso, naturalmente, non è necessario mettere mano al portafogli. L'unico obbligo è quello di scaricare gratuitamente da Internet una specifica applicazione che consente di pagare.

Come sistema di pagamento, la tecnologia NFC sarà presto in grado di memorizzare i dati di tutte le carte di credito e di debito in possesso dell'utente, comprese le prepagate e le carte fedeltà rilasciate da ipermercati e centro commerciali. In prospettiva, questo dispositivo permetterà ai consumatori di individuare i luoghi in cui trovare le migliori offerte per ciò che si vuole comprare, di visualizzare sullo schermo del proprio cellulare gli sconti proposti dall'esercizio commerciale in cui ci si trova e di acquistare direttamente biglietti di eventi e trasporti pubblici.

A inaugurare le prime sperimentazioni, soprattutto negli Stati Uniti, sono state le maggiori compagnie produttrici degli apparecchi telefonici di ultima generazione, in collaborazione con operatori di telefonia mobile, grandi banche, società che emettono carte di credito, aziende di telecomunicazioni e reti che forniscono servizi di pagamento online.

Ogni soggetto coinvolto in questa rivoluzione "mobile" dei pagamenti vuole essere il primo a gestire la transizione e punta a un obiettivo diverso: per esempio, i produttori di smartphone cercano di implementare le tecnologie di mobile payment per attirare nuovi acquirenti grazie alla comodità del servizio; i colossi della telefonia mobile mirano a trasformare i cellulari in vere e proprie carte di debito in cui i micropagamenti vengono scalati direttamente sulla scheda prepagata o sull'abbonamento telefonico; le banche (tra le più attive nelle sperimentazioni in America) fanno esperimenti su queste tecnologie per fidelizzare i propri clienti più "hi tech"; le società responsabili dell'emissione di carte di credito puntano sulla NFC per realizzare sistemi di pagamento "contactless".

Tra i progetti sperimentali negli Stati Uniti si segnalano anche quelli effettuati da alcune aziende, che hanno consegnato ai propri dipendenti delle microschede da inserire in qualsiasi modello di smartphone. Per pagare, gli sperimentatori hanno avuto soltanto bisogno di scaricare una "app" specifica dal web.

In Europa, una delle sperimentazioni più importanti sui pagamenti elettronici con NFC è stata "Mobile Shopping Sitges 2010", attivata a metà 2010 in Spagna nella località di Sitges, vicino Barcellona. Il progetto, gestito da un operatore di telefonia mobile, un istituto di credito, un'azienda hi tech e una società che emette carte di credito, ha riguardato più di 500 negozi che, per oltre sei mesi, hanno accettato pagamenti attraverso i cellulari dotati della tecnologia NFC, distribuiti a oltre 1.500 persone. Il 90% circa dei consumatori coinvolti nell'iniziativa ha effettivamente usato il telefonino per il pagamento. Il 60% delle operazioni effettuate erano relative a spese inferiori a 20 euro, la cifra al di sotto della quale non era necessario digitare il codice PIN: una dimostrazione che questo sistema di micropagamenti è particolarmente adatto a transazioni con importi medio-bassi.

In Italia, ancora non sono state lanciate sperimentazioni e i POS speciali che possono riconoscere i segnali NFC sono presenti solo in pochi punti vendita e finora funzionano solo con le carte di credito e non con il cellulare.

Al di là del successo delle sperimentazioni (in alcuni casi positivo e in altri no), secondo gli esperti quella dei pagamenti tramite NFC sarà una rivoluzione inarrestabile. In base alle previsioni di IE Market Research, questi sistemi potrebbero potenzialmente sostituire molti registratori di cassa e rimpiazzare l'uso delle carte di credito fino a guadagnare, entro il 2014, un terzo del mercato globale delle transazioni mobili. Nel 2015, i pagamenti NFC potrebbero raggiungere la cifra complessiva di 22 miliardi di dollari.

Non è un caso, quindi, che gli investimenti in questa tecnologia sono stati altissimi. Gli analisti stimano che nel 2011 le spedizioni di chip NFC cresceranno del 50% rispetto ai 52,6 milioni stimati in precedenza. Si prevede inoltre che nel 2014 saranno richiesti almeno 220 milioni di pezzi. Come affermato nel primo "Mobile Financial Services Development Report 2011", realizzato dal World Economic Forum e da The Boston Consulting Group, tali servizi potranno avere un grande successo soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove gran parte della popolazione non utilizza servizi bancari. Anche in Europa, si legge nel report, l'impatto di questa nuova tecnologia di pagamento potrà essere rapido e forte purché si facciano leggi in grado di proteggere i consumatori e di garantire sicurezza agli operatori finanziari coinvolti: il rischio è che una normativa lacunosa possa avvantaggiare in breve tempo i soggetti non regolamentati.

A questo punto ci si potrebbe domandare perché la tecnologia NFC, che già funziona da anni, non abbia già trasformato i metodi di pagamento dei consumatori. La risposta arriva da un'indagine recente effettuata da Gfk: il motivo è la mancanza di fiducia verso un sistema ancora poco conosciuto e verso i soggetti che offrono il servizio. Il sondaggio ha rilevato che solo le banche sono considerate soggetti che danno sufficienti garanzie in tema: a pensarlo è il 48% degli intervistati. Gli operatori di telefonia mobile sono ritenuti affidabili invece solo dal 10% delle persone. Per quanto riguarda le compagnie produttrici di smartphone e tablet, sono considerati “di fiducia” soltanto i due-tre brand più noti. Verso gli altri, invece, i consumatori nutrono ancora molta diffidenza.

Fonte: http://www.finanzaviva.it/articolo.php?id=122

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kasiacolagrossi
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda kasiacolagrossi » 27 lug 2011, 13:39

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Microchip RFID a tutti gli americani dal 2013

Washington rende obbligatorio l’impianto di un microchip RFID per tutti gli americani.

E’ confermato, il Progetto di Legge sulla Salute di Obama renderà obbligatorio l’impianto di un microchip RFID per tutti i cittadini americani.

L’obiettivo è di creare un registro nazionale di identificazione che permetterà di “seguire meglio i pazienti avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute”.

Il nuovo progetto relativo alla salute (HR 3200) è stato adottato recentemente dal Congresso e alla pagina 1001, contiene l’indispensabile necessità per tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario di essere identificati con un microchip sottocutaneo.

In un documento ufficiale, vi è la prova che questi dispositivi fossero già previsti nel 2004. Questo documento della FDA (Food and Drug Administration), datato 10 Dicembre 2004 è intitolato Class II Special Guidance Document : Implantable Radiofrequency Transponder System for Patient identification and Health information ( Documento di orientamento speciale di classe II : Sistema di transponder impiantabile a Radiofrequenze per l'identificazione dei Pazienti e le informazioni relative alla salute).

L’impianto di un microchip per i pazienti che contenga le informazioni sulla loro salute era quindi già allo studio nel 2004. Nel Progetto di Legge intitolato America's Affordable Health Choices Act of 2009 (Legge del 2009 sulle scelte di salute finanziariamente abbordabili dell’America), si può leggere nel paragrafo Subtitle C – National Medical Device Registre ( Sottotitolo C – Registro nazionale dei Dispositivi Médici), che è prevista una scheda per ogni persona che ha o sarà munita di un dispositivo sottocutaneo: Il " Secretary " stabilirà un " registro nazionale dei dispositivi medici " (in quel paragrafo sono chiamati "registro") per facilitare l’analisi della loro sicurezza dopo la commercializzazione, con i dati di ogni dispositivo che è o è stato utilizzato su un paziente…”

microchip RFID

Quindi tutte le persone che avranno ricevuto il microchip saranno schedati in un nuovo registro che ancora non esiste.

Con il pretesto di assicurare meglio l’assistenza sanitaria e preservare la salute dei cittadini, tutta la popolazione sarà marchiata con un microchip elettronico e schedata. L’inizio della marcatura obbligatoria per tutti è previsto a partire dal 2013.

Alla pagina 1006 del progetto, è fatta una precisazione sulla data di entrata in vigore del dispositivo: “ENTRATA IN VIGORE. Il Ministro della Salute e dei Servizi Sociali, metterà in opera il registro in virtù dell’articolo 519 (g) della Legge Federale sul cibo, i farmaci e i prodotti cosmetici come da aggiunta nel paragrafo, non più tardi di 36 mesi dalla promulgazione della presente Legge, senza preoccuparsi se le regolamentazioni definitive per stabilire e utilizzare il Registro siano state promulgate o meno in quella data”.

Quindi 36 mesi a partire dalla data di entrata in vigore della Legge! Questo ci dà 3 anni. Il 2013 è l’anno in cui la marcatura obbligatoria dovrebbe incominciare. Da notare che entrerà in vigore anche se non sarà stata adottata nessuna regolamentazione sul suo utilizzo e che sia presente o meno un inquadramento ben definito sull’utilizzo del “registro”.



Tradotto da:

http://www.alterinfo.net/Washington-ren ... 60324.html

:

:



http://astronews.myblog.it/archive/2011 ... -2013.html
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda enricogrosso » 29 lug 2011, 9:34

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda lillifata » 5 ago 2011, 13:01

http://www.ecplanet.com/node/2617

!
Alterazione del sistema nervoso tramite i monitor dei PC e gli schermi televisivi

By Corrado Penna - Posted on 04 agosto 2011

Qui di seguito la traduzione del brevetto "Nervous system manipulation by electromagnetic fields from monitors", ovvero "Manipolazione del sistema nervoso tramite campi elettromagnetici provenienti dai monitor", pubblicamente visionabile sul sito dei brevetti USA (o anche all'analogo link su pantentstorm).

Tra le referenze nel brevetto vengono citati altri due brevetti: Method and apparatus for manipulating nervous systems (Metodo ed apparato per manipolare il sistema nervoso) e Manipulation of nervous systems by electric fields (Manipolazione dei sistemi nervosi tramite campi elettrici). Del resto spulciando tra i brevetti troviamo anche Method and device for producing a desired brain state (Metodo ed apparecchio per produrre uno stato mentale desiderato) e la lista non finisce qui.

La realtà è che esistono diversi metodi per alterare e manipolare le menti con segnali acustici, elettromagnetici, immagini subliminali.

Da notare come tra le illustrazioni del brevetto si faccia esplicito riferimento ad un computer remoto che tramite internet agisca per modulare i campi elettromagnetici che servono alla manipolazione mentale.

Manipolazione del sistema nervoso tramite
campi elettromagnetici provenienti dai monitor

Brevetto USA N° 6.506.148 B2 registrato il 14 gennaio 2003

Sommario



Sono stati osservati effetti fisiologici in un soggetto umano in risposta alla stimolazione della pelle con deboli campi elettromagnetici che vengono fatti oscillare a certe frequenze vicine a 0,5 Hertz 0 2,4 Hertz, in maniera tale da eccitare la risonanza sensoria. Molti monitor dei computer e schermi televisivi, quando mostrano immagini pulsanti, emettono campi elettromagnetici di ampiezza sufficiente per causare tale eccitazione.

È quindi possibile manipolare il sistema nervoso di un soggetto facendo pulsare delle immagini mostrate su un vicino computer o apparecchio televisivo. Per quanto riguarda quest'ultimo, l'immagine pulsante deve essere inclusa nel materiale del programma, o può essere sovrapposta modulando un flusso di segnali video, o come segnale in Radiofrequenza o come segnale video. L'immagine mostrata sul monitor di un computer può essere fatta pulsare da un semplice programma informatico. Per certi monitor, campi elettroagnetici pulsanti capaci di eccitare la risonanza sensoriale nei soggetti vicini può essere generata anche mentre le immagini mostrate sono fatte pulsare con intensità subliminale.




Fonte: scienzamarcia.blogspot.com
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda kasiacolagrossi » 6 ago 2011, 1:01

è risaputo che le pulsazioni provocate grazie alle alterazioni delle immagini (e/o luce) possono provocare attacchi epilettici.
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda sandropascucci » 7 ago 2011, 12:16

è risaputo anche che provocano molta rincojonitaggine i monitor SULL'ultima generazione..
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda kasiacolagrossi » 17 ago 2011, 13:33

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda MauroB » 9 dic 2011, 18:21

!
Banca CR Firenze: un futuro senza carta allo sportello
Martedì 6 dicembre 2011, 17:56 - Economia

Banca CR Firenze compie un passo deciso verso il rispetto dell’ambiente e l’innovazione del servizio allo sportello dando il via al Progetto Filiale Paperless che nel giro di pochi mesi punta a ridurre drasticamente l’utilizzo di carta allo sportello, a semplificare la vita ai clienti, elevando allo stesso tempo il livello di sicurezza delle operazioni. Il progetto, presentato da Intesa Sanpaolo lo scorso ottobre, viene ora adottato dalle banche sul territorio come servizio ulteriore a tutta la clientela.

Le operazioni allo sportello rendono necessario l’utilizzo di distinte o altri moduli cartacei che comportano un consumo di carta estremamente elevato, quantificabile per il gruppo Intesa Sanpaolo in circa 1.600 tonnellate l’anno. Confermando il forte impegno del Gruppo in termini di sostenibilità e tutela ambientale, il Progetto Filiale Paperless consentirà di ridurre drasticamente il consumo cartaceo grazie alla digitalizzazione dei documenti attraverso la firma elettronica.

Il nuovo servizio, completamente gratuito per il cliente, si basa sull’utilizzo in filiale di una innovativa tecnologia che permette di sottoscrivere la documentazione bancaria direttamente sullo schermo di un tablet (tavoletta digitale) con una firma elettronica, eliminando la necessità di stampare ordini e ricevute cartacee da conservare o consegnare al cliente.

La firma posta dal cliente sul tablet viene racchiusa e sigillata elettronicamente con sofisticati programmi informatici che garantiscono la massima sicurezza e tutela della privacy del cliente. La ricevuta viene inviata direttamente sulla casella di posta elettronica del cliente che la può eventualmente conservare.

I vantaggi sono evidenti: il nuovo strumento consente al cliente di svolgere le operazioni allo sportello con una maggiore sicurezza e velocità, evitando la stampa della contabile, e di avere meno carte da archiviare e più facilità nell’eventuale ricerca della documentazione bancaria. I clienti che eventualmente volessero disporre della ricevuta cartacea possono comunque richiederla secondo le modalità tradizionali.

Il tablet è stato testato per sei mesi su un campione di filiali del Gruppo, registrando subito un ottimo successo con il 96% dei clienti che hanno aderito al servizio e con l’82% delle operazioni di cassa svolte senza stampare un solo foglio di carta.

Il servizio, che coinvolge circa 10 milioni di clienti tra correntisti ed occasionali, è già operativo per circa il 90% delle filiali e si estenderà entro la fine di dicembre a tutte le 5.000 filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo. Complessivamente sono stati installati oltre 13.000 tablet con un investimento che supera i 5 milioni di euro. Le adesioni della clientela al servizio superano il 90%, testimoniando l’apprezzamento dell’iniziativa.

Il Progetto Filiale Paperless consentirà di risparmiare a regime il consumo di 300 milioni di fogli di carta all’anno, che messi uno sopra l’altro raggiungerebbero l’altezza di circa 3 volte il monte più alto della terra, l’Everest.

“Il Progetto Filiale Paperless è un bell’esempio della forte capacità di innovazione del nostro Gruppo. - ha dichiarato Luciano Nebbia, direttore generale di Banca CR Firenze - Innovazione che è al centro delle linee guida di sviluppo di tutte le attività relative ai servizi informatici, operativi, immobiliari, organizzativi del Gruppo. Con questo progetto puntiamo anche a forti riduzioni nei costi, in linea con il nostro piano industriale, oltre alle evidenti ricadute sulla semplificazione e velocizzazione dei servizi alla clientela.”

Nell’ambito del Progetto Filiale Paperless si sta già ora puntando all’estensione del servizio anche ai documenti cartacei relativi ai contratti da far sottoscrivere ai clienti, contribuendo in tal modo ad un’ulteriore semplificazione dell’attività di sportello e ad una aggiuntiva sensibile riduzione del consumo di carta.


http://www.nove.firenze.it/vediarticolo ... 2.06.17.56

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda kasiacolagrossi » 29 gen 2012, 22:53

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Liberalizzazioni: bozza Dl, contrassegno Rc auto diventa virtuale
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 20 gen - Addio al contrassegno assicurativo cartaceo per l'Rc auto, contro la sua contraffazione arriva il contrassegno virtuale. L'ultima versione della bozza di decreto legge sulle liberalizzazioni prevede la progressiva dematerializzazione dei contassegni, prevedendo la loro sostituzione o integrazione con sistemi elettronici o telematici e l'utilizzo, ai fini dei relativi controlli, dei dispositivi di controllo o rilevamento a distanza delle violazioni delle norme del Codice della strada. Amm (RADIOCOR) 20-01-12 18:09:28 (0286)ASS 5 NNNN


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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda kasiacolagrossi » 29 gen 2012, 22:53

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda ivanopino » 27 mar 2012, 13:08

!
lunedì 26 marzo 2012
OBAMACARE 2013: MICROCHIP SOTTOCUTANEI PER TUTTI. VERICHIP AL VAGLIO IN ITALIA

(...) Se verrà confermato alla Casa Bianca nelle presidenziali del prossimo 6 novembre, Obama ha chiarito che renderà obbligatorio nel corso del 2013 l'inserimento del microchip sottocutaneo in tutta la popolazione americana. L’obiettivo è di creare un registro nazionale di identificazione che permetterà di “seguire meglio i pazienti avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute”.
Il nuovo progetto relativo alla salute (HR 3200) è stato adottato recentemente dal Congresso e alla pagina 1001, contiene l’indispensabile necessità per tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario di essere identificati con un microchip, il cui prototipo definitivo è allo studio della FDA (Food and Drug Administration) dal 2004.
(...)Il VeriChip è già approdato in Messico, dove la società distributrice Solusat ha già impiantato diverse migliaia di pazienti. Il dispositivo è arrivato anche in Europa. In Italia è ancora al vaglio.
(...)

dr.sa Perucchetti
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http://www.disinformazione.it/obamacare_microchip.htm
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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda roberta » 31 mar 2012, 0:04

che fretta gli è venuta a tutti...
benvenuti roberta, firenze

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda enricogrosso » 28 lug 2012, 14:57

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Re: Un RFID per tutti..

Messaggioda roberta » 2 mar 2013, 14:09

straordinario, il professore, impresa, dominerebbe, la ricerca...

!
Telepatia, ultima frontiera:
straordinario esperimento sui topi

di Deborah Ameri
LONDRA - La telepatia è sempre appartenuta solo a due mondi distinti: quello del soprannaturale e quello della fantascienza. Al massimo l'abbiamo vista al cinema, tra i lupi mannari di Twilight e in qualche horror di serie B. Il concetto non aveva mai sfiorato i laboratori di un'università.Almeno fino a oggi. Grazie a due topi un team di scienziati americani e brasiliani è riuscito a dimostrare che comunicare con il pensiero si può. Anche a una notevole distanza. L'esperimento, pubblicato sulla rivista medica Scientific Reports, ieri ha stupito il mondo. Gli studiosi hanno assistito alla comunicazione da cervello a cervello tra due topolini cavia. Uno era in gabbia a Durham, nella Carolina del Nord, l'altro a Natal, in Brasile: 7.400 chilometri di distanza.
«Per la prima volta abbiamo dimostrato che è possibile stabilire un canale diretto per lo scambio di informazioni comportamentali tra due animali senza che usino le loro consuete forme di comunicazioni», ha spiegato all'Independent il professor Miguel Nicolelis della Duke University di Durham, che ha guidato l'esperimento. «Abbiamo creato il primo computer organico al mondo».

L’IMPIANTO

I ricercatori hanno inserito dei micro elettrodi nel cervello dei topi per registrare la loro attività cerebrale, in particolare modo nelle aree che sono associate al movimento e al prendere delle decisioni. I segnali cerebrali del primo topo sono poi stati mandati a un computer che attraverso fili ed elettrodi li ha trasmessi al secondo. Prima di iniziare l'esperimento i topi sono stati addestrati a reagire a un certo segnale luminoso. All'accendersi di una luce gialla se il roditore abbassava una piccola leva otteneva una ricompensa, dell'acqua.
Il primo topo, chiamato encoder, vedeva la luce, si comportava di conseguenza come aveva imparato e otteneva da bere. Il secondo topo vedeva invece due luci e non sapeva come reagire, ma riceveva le istruzioni cerebrali del primo e nel 70% dei casi faceva la cosa giusta: abbassava la leva e incassava il premio. L'esperimento ha potuto funzionare anche con i due topi fisicamente distanti grazie a Internet.
La cosa più affascinante è che quando il secondo topo, chiamato decoder, non interpreta bene le istruzioni e si sbaglia, il primo cerca di aiutarlo: «Abbiamo visto che in questo caso il primo topolino cambia sia le funzioni cerebrali che il comportamento per aiutare il suo compagno a trovare la ricompensa. E quasi sempre funziona», spiega Nicolelis.

IL SESTO SENSO

Il professore è riuscito perfino a dare ai topi un sesto senso. Ha connesso il loro sistema nervoso a dei sensori che riescono a rilevare i raggi infrarossi, normalmente invisibili sia ai topi sia agli essere umani.
Nicolelis è un pioniere nel suo campo. È stato lui a mettere a punto congegni che permettono a persone paralizzate di usare un computer o controllare un arto artificiale con la sola forza del pensiero. E questo esperimento tra topi, al di là della spettacolarità dell'impresa, apre le porte a un futuro di comunicazioni cerebrali a distanza. «Possiamo immaginare persino una connessione di tanti cervelli che potrebbero risolvere problemi e quesiti impossibili per una mente sola», congettura lo scienziato.

LE APPLICAZIONI

C'è chi già predice un mondo telepatico in cui la parola non servirà quasi più. E nemmeno la tastiera. Potremmo comunicare i nostri tweet con il pensiero, scrivere post e commenti con la sola forza della mente. Ma è sempre la scienza a riportare con i piedi per terra chi viaggia troppo con la fantasia: «Le potenziali implicazioni di questa tecnologia sono molto, molto, lontane - commenta al Guardian Anders Sanderg, che si occupa di etica delle neurotecnologie all'università di Oxford - E senza la comunicazione diretta l'uomo non dominerebbe il pianeta».


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Messaggioda sandropascucci » 4 mar 2013, 10:14

Notiziario del 2034: tutti gli uomini del pianeta usano quotidianamente le funzioni telepatiche.
essi dominano il pianeta. il pianeta, rottosi i cojoni, scatena un terremoto di potenza 900.
tutti gli uomini del pianeta muoiono pensando, all'unisono: "cazzo, però, sto pianeta!!"
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
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