IL VOTO COME UNICA NON-SCELTA POSSIBILE

..quello che ti passa per la testa. Ma sempre in ottica "sociale".
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domenico.damico

IL VOTO COME UNICA NON-SCELTA POSSIBILE

Messaggioda domenico.damico » 23 mar 2010, 15:23

Il Grullo, Saviano che fa appello all'onu e che è minacciato con consolazione contemporanea di Berlusconi e Napolitano, questa vicenda delle firme, Berlusconi e Bersani e i magistrati, Napolitano super super partes, Travaglio , Santoro e Floris con la loro piangina per non essere in tv, Di Pietro che fa il rivoluzionario, la Bonino che collabora con gli stragisti, i leghisti che fanno i contadini...

Che cazzo di sceneggiata, neanche Beautiful in 20 anni di programmazione ne ha dovute inventare tante per convincere gli spettatori.

Adesso sono tutti convinti che il voto CAMBIERA' LE COSE.
Si, cazzo, questa volta le cambierà.
Così finalmente potremo farla finita con sta cazzata del signoraggio.

Sta cosa di Saviano è proprio geniale, ma anche l'ultima spiaggia per tentare di trascinare la gente alle urne.
Incrociate le due notizie, il risultato psicologico è formidabile

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ROMA - "Alle prossime elezioni siamo tutti osservatori. Raccogliamo idealmente l'appello di Roberto Saviano a non arrendersi e a denunciare tutti i tentativi di inquinamento del voto" . Dopo l'articolo dello scrittore su Repubblica (Per un voto onesto servirebbe l'Onu), in migliaia si candidano, in nome dell'onestà e del coraggio, a controllare le prossime elezioni. Mettendo "a disposizione del Paese le forze della società civile" per impedire distorsioni e condizionamenti. L'iniziativa è stata lanciata da Arianna Ciccone, organizzatrice del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e fondatrice del gruppo Facebook "La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini". Lo stesso che nelle scorse settimane aveva raccolto adesioni per chiedere al Tg1, diretto da Augusto Minzolini, la rettifica per le notizie false date sul caso Mills.

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Una decisione presa perché "non è accettabile oggi far passare sotto silenzio, con una alzata di spalle, una denuncia come quella di Roberto Saviano", dice Arianna Ciccone. Che ha raccolto e rilanciato in rete parte dell'articolo apparso ieri su Repubblica. In cui si legge: "E' necessario che il nostro Paese chieda un aiuto. Lo dico e non temo che mi si punti il dito contro, per un'affermazione del genere. Chi pensa che questa sia un'esagerazione, sappia che l'Italia è un paese sotto assedio. In Calabria su 50 consiglieri regionali 35 sono stati inquisiti o condannati. E tutto accade nella più totale accondiscendenza. Nel silenzio. Quale altro paese lo ammetterebbe?". Un articolo che nelle ultime ore è stato ripreso, pubblicato e discusso da tante persone.

"Ci indigniamo con lui perché siamo stanchi di una politica che è gestione di potere e non cura del bene comune", continua la Ciccone. E propone una forma attiva di cittadinanza lontana da partiti e schieramenti. "Perché crediamo - continua - che i principi per cui ci siamo mobilitati siano patrimonio della destra e della sinistra". Valori che vengono prima di "qualsiasi appartenenza e sono a fondamento del nostro stare insieme come società civile". Da oggi sarà attivo il sito www. valigiablu. it, sul quale sarà possibile aderire all'iniziativa. E sul gruppo Facebook iniziano già a comparire i primi commenti. C'è che scrive: "Dobbiamo vivere, partecipare e vegliare da osservatori della legalità. Per la dignità e il rispetto".


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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi hanno scritto al direttore di Repubblica due lettere sulla vicenda di Roberto Saviano

GIORGIO NAPOLITANO. Caro direttore, le minacce a Roberto Saviano, da parte del più feroce clan camorristico, sono una sfida non solo alla cultura ma alla coscienza civile del paese. Lo Stato deve fare la sua parte come garante della sicurezza e della legalità. Ma tutti devono comprendere che sono in giuoco valori basilari di libertà e di dignità nazionale, che è in giuoco il prestigio dell'Italia democratica in Europa. Roberto Saviano è stato costretto a una vita dura, a una vita assurda: bisogna fargli sentire che non è solo.

SILVIO BERLUSCONI. Egregio direttore, vorrei rincuorare Roberto Saviano e dirgli di tenere duro, di non cedere alle minacce della camorra. Abbiamo ripulito Napoli e la Campania dai rifiuti; intendiamo agire con la stessa determinazione per liberare l'intero Mezzogiorno dalla camorra e dalla criminalità organizzata. Ai giovani talenti come Saviano dobbiamo tutti una civile gratitudine: ma il Governo gli deve qualcosa di più. Deve garantirgli il diritto a non avere paura, la tutela più completa della sua incolumità. E su questo prendiamo assoluto impegno.


http://www.repubblica.it/2008/10/sezion ... sconi.html

http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... ref=search

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Karlrex

Re: IL VOTO COME UNICA NON-SCELTA POSSIBILE

Messaggioda Karlrex » 23 mar 2010, 15:32

Hai dimenticato oltre ai suddetti anche dio o chi per lui :lol: con raccomandazioni speciale per anti aborto (altrimenti come si divertono poi? :mrgreen: )
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In una lettera dei vescovi della Liguria ribadisce la difesa della vita e del matrimonio
ma sottolinea che non deve essere separata dalle politiche sociali e sull'immigrazione
Elezioni, Bagnasco precisa

"Aborto conta come casa e lavoro"

CITTA' DEL VATICANO - Il rispetto della vita umana e del matrimonio tra uomo e donna, ma anche il diritto al lavoro e alla casa, l'integrazione degli immigrati: sono tutti "valori che non possono essere selezionati secondo la sensibilità personale, ma vanno assunti nella loro integralita". Così si legge in un comunicato dei vescovi della Liguria, primo firmatario il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, in vista del voto delle regionali.

La nota tende a correggere in parte quanto emerso dall'appello elettorale lanciato ieri dal presidente della Cei in cui ha chiesto che "il voto cattolico sia contro l'aborto". Ieri Bagnasco ha indicato la difesa della vita, anche dal "delitto incommensurabile" dell'aborto, come un valore "non negoziabile" su cui basare le proprie scelte elettorali. In particolare ha speso durissime parole contro l'uso della pillola abortiva bocciando di fatto i candidati che si sono schierati a favore della Ru486, come Emma Bonino nel Lazio e Mercedes Bresso in Piemonte.

Inoltre ha fatto una distinzione tra valori non negoziabili (difesa vita, matrimonio, libertà religiosa ed educativa) su cui "s'impiantano e vengono garantiti - ha detto - altri indispensabili valori", tra cui, appunto, il diritto alla casa e al lavoro, l'integrazione degli immigrati, il rispetto del creato.

Nella lettera firmata con gli altri vescovi liguri, Bagnasco oggi ribadisce l'importanza dei valori legati alla bioetica, alla difesa della vita e del matrimonio fra un uomo e una donna ma ha sottolineato che non c'è una gerarchia, e che questi non possono essere divisi, nella valutazione dei cattolici in vista delle prossime elezioni, da quelli relativi ad aspetti sociali come l'accoglienza agli immigrati, il diritto alla casa e al lavoro.


"Si tratta - elencano i vescovi liguri - di valori chiaramente e ripetutamente ribaditi dal magistero conciliare, postconciliare e pontificio e che possono essere sinteticamente richiamati: fra tutti, il rispetto della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale; la tutela e il sostegno della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; il diritto di libertà religiosa, la libertà della cultura e dell'educazione. E quindi il diritto al lavoro e alla casa; l'accoglienza degli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l'integrazione; la promozione della giustizia e della pace; la salvaguardia del creato. Tali valori non possono essere selezionati secondo la sensibilità personale, ma vanno assunti nella loro integralità".

"Solo nel loro insieme esprimono una concezione dell'uomo, della comunità e del bene comune, che costituisce il centro della dottrina sociale della chiesa, e rivelano quel collegamento tra etica della vita ed etica sociale".


(23 marzo 2010) Tutti gli articoli di Politica
http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... o-2843004/

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domenico.damico

Re: IL VOTO COME UNICA NON-SCELTA POSSIBILE

Messaggioda domenico.damico » 23 mar 2010, 15:36

Cazzo che figura di merda co li preti...
mo se la prendono a male... guarda si nun me tocca ustionamme all'inferno per sottovalutazione dei loro compiti istituzionali di depistaggio/distrazione/soddisfazione mistico-sessuale

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enricogrosso
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Re: IL VOTO COME UNICA NON-SCELTA POSSIBILE

Messaggioda enricogrosso » 24 mar 2010, 12:08

Mentre questi pensano alle ELEZIONI il tasso disoccupazione nel IV trimestre 2009 è salito all'8,6% (dato non destagionalizzato), il livello più alto dal 2001. Lo rileva l'Istat, sottolineando che i senza lavoro hanno raggiunto quota 2,145 milioni di unità, 369mila in più rispetto allo stesso periodo 2008.Gli occupati nella media 2009 sono diminuiti di 380 mila unità rispetto alla media 2008. Si tratta del primo calo annuale dal 1995. Il tasso di disoccupazione medio è salito al 7,8% dal 6,8% della media del 2008.

Anche in questo caso, comunque, si tratta sempre e solo di numeri...le persone possono morire in pace. Amen
“Il mondo non ricompensa onestà e indipendenza,bensì obbedienza e servilismo”
Enrico Grosso

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Re: IL VOTO COME UNICA NON-SCELTA POSSIBILE

Messaggioda enricogrosso » 1 apr 2010, 9:32

http://www.campoantimperialista.it/inde ... &Itemid=21

L’astensione, il successo dei “grillini” e la tenuta di Berlusconi

Scritto da Rivoluzione Democratica
Martedì 30 Marzo 2010 09:59

Commentando a caldo il dato sull’astensione ieri scrivevamo:
«L’astensionismo di massa è dunque il dato più eclatante, il fatto topico di questa tornata. Certo, a partire da questa sera assisteremo al solito spettacolo per cui i predoni, i ladri del voto, gli abusivi delle istituzioni, si azzufferanno su come spartirsi il bottino. Ma sarà uno spettacolo surreale come non mai, poiché è vero che i seggi della rapina elettorale saranno sempre pari a cento, ma il loro valore reale è come quello di una valuta dopo un default, dimezzato».


Mai pronostico fu più azzeccato. Lo spettacolo surreale è in corso: si sta cercando di rimuovere e di cancellare “il dato più eclatante”. Il teatrino delle scimmie politiche è in piena attività, si discute su chi abbia vinto qui e chi abbia perso là.

Di contro alla pantomima della casta politica, noi riconfermiamo la conclusione del discorso:
«La disobbedienza civile, la Resistenza, l’esodo dalle istituzioni, l’Aventino popolare, costituiscono un fiume in piena, che non può essere arrestato o deviato da nessuno. La disobbedienza anticipa la rivolta, è questa la tendenza su cui occorre concentrarsi, per quanto spuria o “sporca” potrà essere. Chiunque faccia spallucce o si attardi a disperdere forze sul terreno elettorale, rischierà di essere travolto, assieme alla casta, dalla corrente».

Solo su un punto dobbiamo fare autocritica rispetto all’articolo di ieri: il non aver previsto il successo delle liste “cinque stelle” dei “Grillini”. Anzitutto complimenti a loro! Un risultato che non solo ci rallegra, ma che a noi pare confermi l’asse della nostra analisi. Se i “Grillini” hanno avuto successo è perché essi hanno raccolto il vento della protesta e del disprezzo verso la Casta, vento che le loro vele hanno saputo intercettare non solo per la radicalità del messaggio, ma per essersi presentati apertamente contro la Casta, ovvero contro la partitocrazia e fuori dal recinto bipolare. Significativo il dato del Piemonte, dove i “Grillini” hanno punito l’arroganza del centro-sinistra, confindustriale e sviluppista, rappresentando con coraggio la lotta più importante avvenuta in Piemonte nell’ultimo decennio, quella del “popolo No-Tav”.

Non pensiamo che quest’affermazione smentisca l’asse del nostro ragionamento, per cui «…occorre smettere di considerare quello elettorale il terreno su cui può crescere e transitare la spinta all’alternativa». Anzitutto perché l’astensionismo è stato alto anche dove c’erano le liste “Cinque stelle”, ma in secondo luogo i fenomeni dell’astensionismo e del “Grillismo”, se non omologhi, sono certamente analoghi. Può questo successo dei “Grillini” invertire la tendenza di fondo dell’Aventino popolare e del distacco dalle elezioni e dalle istituzioni? Noi pensiamo di no. Perché questo accada dovremmo assistere nei prossimi anni alla trasformazione del “grillismo” in un vero e proprio movimento politico elettorale di massa, tale da invertire la tendenza astensionista. Dovrebbero sfasciarsi la “seconda repubblica” e il sistema bipolare perché questo accada, ovvero occorrerebbe un profondo cambio di fase e il ritorno ad un sistema proporzionale e più democratico.

Nella sconfitta globale della Casta, dei blocchi bipolari e dei due principali “partiti”, emerge la tenuta del blocco sociale berlusconian-leghista.

Pochi giorni fa scrivevamo:
«Non va confuso il Pdl col blocco sociale che esso rappresenta. Il Pdl è infatti solo la rappresentazione momentanea, o se si preferisce la maschera, che quel blocco sociale ha indossato dopo la scomparsa della prima repubblica, nella limacciosa e interminabile fase di passaggio della seconda e dalla quale siamo destinati ad uscire presto, in un modo o nell'altro. (…) Ma non è questo il vero punto di forza del berlusconismo. La sua forza è che ha saputo mettere assieme il diavolo con l'acqua santa, coalizzare, com'era riuscito a suo tempo solo a Mussolini (vi ricordate l'accozzaglia che di nome faceva "Blocco nazionale anti-bolscevico"?) padroni e servi, capitalisti e operai, furbetti del quartierino e morti di fame, ex-comunisti ed ex-fascisti, beghine e fanatici del progresso all'americana, sanfedisti e pagani. Il tutto nella più classica e schmittiana logica "amico-nemico", sapendo indicare a questa paccottiglia sociale vittimista irrancidita da un crisi che viene da molto lontano, il bersaglio, il nemico, i colpevoli delle loro disgrazie. Gli oligarchi del capitalismo, la casta dei burocrati politici, i magistrati, i sindacati, i comunisti, gli immigrati. Proponendo una visione sociale che è un instabile combinato composto di corporativismo e egoismo sociale americanista, di liberismo e assistenzialismo, di apparente meritocrazia col più becero pietismo per "i meno fortunati".
Si illude chi ritiene che fatto fuori il berlusconismo questo blocco sociale evapori. In un contesto di crisi sistemica che annuncia un periodo durissimo di austerità, e che quindi sarà segnato da aspri conflitti sociali per decidere chi debba accollarsi il grosso dei costi della crisi medesima e come verrà ripartita la calante ricchezza sociale disponibile, questo blocco sociale è destinato a radicalizzare le sue posizioni e cercherà una nuova forma politica.
Al periodo post-berlusconiano in cui stiamo entrando, che sarà segnato dall'inasprimento dei contrasti ad ogni livello, corrisponderà un post-berlusconismo come movimento politico-sociale, che sarà più radicale, populista e aggressivo di quello che l'ha tenuto in grembo in questi anni».

Concludevamo infine:

«L'animale ferito ha insomma fatto intendere che vuole giocarsi il tutto per tutto. Tanto peggio tanto meglio. Mors tua vita mea. Non è quindi difficile prevedere che i prossimi mesi e anni saranno segnati da uno scontro furibondo tra le diverse cosche politiche e tra gli apparati istituzionali. La guerra strisciante in atto da un ventennio tra le diverse fazioni che compongono l'oligarchia dominante va precipitando nella battaglia finale e decisiva».

Dove, in questa battaglia finale, dev’essere chiaro quale sia il disegno di cui il PD è l’asse portante: «cacciare Berlusconi per far posto ad un governo super-capitalista di unità nazionale o di emergenza istituzionale, destinato a fare due cose fondamentali: rimettere ordine nella sfera politico-istituzionale e in quella economico-sociale. Cosa questo significhi è presto detto: un sistema istituzionale che consolidi, sul solco tracciato dalla seconda Repubblica, il suo carattere oligarchico, partitocratico e autoritario (un presidenzialismo senza Berlusconi), e un programma di misure sociali d'urgenza e draconiane per salvare il capitalismo italico dal rischio di bancarotta e i cui costi saranno le masse popolari a pagare».

L’opposizione è chiamata ad una grande sfida. Saldare la questione sociale e quella democratica, in un nuovo movimento politico di massa che sia ostile ad entrambi i blocchi. Esso non potrà crescere se non saprà fuoriuscire dal recinto e dal terreno in cui i due blocchi oligarchici si stanno battendo e si batteranno. L’astensionismo di massa ha indicato che la nuova opposizione dovrà condurre la sua battaglia contro il populismo e le smanie autoritarie di Berlusconi, scegliendo un terreno suo proprio, quello che abbiamo chiamato dell’Aventino popolare.
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