pensiero critico

..quello che ti passa per la testa. Ma sempre in ottica "sociale".
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Christian Tambasco

pensiero critico

Messaggioda Christian Tambasco » 31 gen 2010, 11:30

Quello che vorrei indagare, in questo frangente è, nello specifico, il perchè siamo in difficoltà ad accettare la realtà e, anche l'accettassimo, l'incapacità di reagire a questo stato di cose. Sono dell'opinione che l'essere umano subisce uno schema che somiglia molto più ad un allevamento che ad un sistema in cui possa sviluppare a pieno le proprie potenzialità e come tutti i metodi di allevamento, di doma, lasciano sempre un margine di fallimento, c'è sempre il cavallo indomabile. Quindi uno schema che funziona per molti, ma non per tutti.

Sin da piccoli siamo abituati ad accettare acriticamente le informazioni, tutta la fase di apprendimento si fonda sull'incontestabilità né del pulpito tantomeno dell'informazione che da questo promana. A questo dobbiamo aggiungere la costrizione contro-natura cui il bambino viene sottoposto ovvero l'essere relegato per ore dietro un banco, proprio nella fase in cui gli ormoni della crescita impazzano al suo interno. Tutta la curiosità che caratterizza un piccolo d'uomo è fatta fluire, in una direzione determinata senza possibilità di alternativa, la capacità di apprendimento è al servizio di quanto deciso dal mondo adulto, affinchè possa un domani essere utile, servire, quella che è una società che ha una direzione precisa e stabilita.

Un bambino, sin da prima che compia i 3 anni, comincia a sperimentare la propria volontà in contrapposizione con quella dei genitori, forte di quell'amore oramai comprovato che gli permette di lanciare le sue prime sfide. Ed ecco che tra genitori e figli, comincia presto un confronto che a seconda dei toni si può configurare a volte come scontro, altre come compromesso, altre come prima affermazione della propria personalità, motivo per cui, da Platone a Rousseau, era basilare poter affidare l'educazione all'esterno del nucleo familiare, il bambino non affronta, non contesta, un adulto estraneo bensì lo subisce per il principio naturale che permette di riconoscere il più forte e non avendo altri parametri che lo garantiscono, quali quelli affettivi, deve sottomttersi.

Un altro elemento, importante, che entra in gioco sin da subito è l'autorevolezza del pulpito ovvero l'attendibilità, quale viene presentata al bambino, delle informazioni che provengono da tale pulpito e l'autorità al quale il bimbo si deve sottomettere in maniera indiscussa, facilitato dalla pubblicità, anche inconsapevole, fatta dai genitori. Quindi il maestro, il mentore, l'insegnante è colui che sa, che sa qualcosa, è depositario di un sapere (diverso da "il sapere") che deve essere imparato e non contestato, non confutato, non rifiutato pena la bocciatura.

Questo per forza di cose visto che un bambino a quell'età non ha i mezzi, una forma mentis, che gli permetta di confutare l'informazione, come giustamente aveva intuito ed evidenziato lo stesso Rousseau.

Ed ecco formatisi gli elementi base che ci accompagneranno per un periodo non solo lungo, ma cruciale della nostra esistenza (in cui l'io prende o deve prendere forma) ovvero un estraneo, un pulpito e il dogma che da questi promana. Questo schema è ripetuto anche al di fuori della scuola, basti pensare all'esperto (l'estraneo), un determinato programma televisivo (il pulpito), l'opinione che viene sponsorizzata (il dogma) e dall'altra parte un soggetto che subisce passivamente lo schema.

Ed ecco che sin da piccoli ci troviamo a subire una condizione per cui una informazione è vera se segue lo schema, ovvero è detta da qualcuno che riceve autorevolezza dal fatto che parla da un pulpito riconosciuto. Tenetelo bene a mente questo schema perchè è tra i principali responsabili dell'assenza di un pensiero critico che caratterizza la moltitudine.

!
Non siamo messi nella condizione di sviluppare il nostro pensiero, così come di sviluppare il rispetto per questo, ci insegnano costantemente a rispettare il pensiero altrui.


Ma come può l'uomo sopportare le contraddizioni della società in cui vive, come può rimanere passivo, come può vivere tale perenne frustrazione?! Ricordate il bambino dietro ad un banco e i suoi ormoni da tenere a bada, questo lo porterà molto probabilmente all'assuefazione, all'abituarsi, alla frustrazione, alla repressione dei propri istinti tra cui l'intuizione.

Un' intuizione che se accompagnata dalla logica che ci dovrebbe caratterizzare, sarebbe una miscela pericolosa per l'attuale sistema. Per spiegare meglio cosa intendo per assuefazione al sistema mi voglio rifare all'immagine mostrata in un film, "ISTINCT", in cui un ricercatore mostra allo psicologo che lo aveva in cura che, anche a voler aprire la gabbia, il gorilla che c'era, oramai, non sarebbe più fuggito, era morto dentro, non era più un gorilla era qualcosa d'altro.

Non siamo anche noi, forse, nella condizione in cui ci risulta difficile solo pensare un mondo diverso da quello che ci hanno imposto anche se non ci piace? Non è forse vero ch il massimo che si è riusciti a fare, non è contestare lo schema, ma renderci utili nel limitarne i danni? e questo non è come mettere i fiori nella cella in cui ci hanno relegato, per usare un'altra immagine? Prima di riappropriarci di qualsiasi sovranità, dobbiamo riappropriarci della nostra capacità di pensare, di ragionare, di sottoporre a verifica, confutazione, la realtà quale ci viene presentata, ma per fare questo bisogna cominciare a mettere in discussione se stessi.


Ciao Christian

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domenico.damico

Re: pensiero critico

Messaggioda domenico.damico » 31 gen 2010, 16:19

Questo è uno dei libri più importanti che ho mai letto; in merito al tema aperto da Christian, questa lettura è decisiva.


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skull47

Re: pensiero critico

Messaggioda skull47 » 31 gen 2010, 18:58

Post stupendo, davvero

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robypsyko

Re: pensiero critico

Messaggioda robypsyko » 31 gen 2010, 19:17

Davvero uno splendido ragionamento, sono pienamente d'accordo con te con il fatto che non abbiamo più la capacità di crearci da soli il nostro mondo, ma solo di accettare quello che già abbiamo, anche se non ci piace, ma nelle cause dell'attuale situazione della società non ci metterei solo la scuola, è TUTTO che tende nella stessa direzione... è la stessa società di oggi che forgia le giovani menti che costituiranno la società di domani...
e grazie per il link del libro penso sia molto interessante lo leggerò sicuramente!

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federico dD

Re: pensiero critico

Messaggioda federico dD » 31 gen 2010, 23:33

Christian mi trovo completamente daccordo con te,
sono anni che si forgiano generazioni votate all audience, siamo addestrati a credere senza interrogarci su ciò che ci viene propinato.
Infatti le menti più audaci e curiose vengono emarginate e etichettate fin dalla scuola.

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domenico.damico

Re: pensiero critico

Messaggioda domenico.damico » 3 feb 2010, 14:45

Krishnamurti, sull'educazione:

Tratto da “La ricerca della felicità”.

Vi siete mai chiesti quale sia il senso dell’educazione? Perché andiamo a scuola, perché impariamo varie materie, perché facciamo esami e gareggiamo fra di noi per avere i voti migliori? Qual è il significato della cosiddetta educazione, qual è la sua vera funzione? Si tratta di un interrogativo realmente importante, non solo per gli studenti, ma anche per i genitori, per gli insegnanti e per chiunque ami questo nostro pianeta. Perché affrontiamo la lotta che il ricevere un’educazione comporta? E’ semplicemente allo scopo di superare qualche esame e trovare lavoro? Oppure la funzione dell’educazione è di prepararci, quando siamo giovani, a comprendere il processo della vita nella sua interezza? Avere un lavoro e guadagnarsi da vivere è necessario - ma è davvero tutto lì? E’ solo per quello che veniamo educati? Di certo la vita non è fatta soltanto di un lavoro, di un’occupazione. La vita è qualcosa di straordinariamente ampio e profondo, è un grande mistero, un vasto regno in cui agiamo in quanto esseri umani. Se ci prepariamo semplicemente a guadagnarci da vivere, non riusciremo a cogliere il senso della vita; e comprendere la vita è molto più importante che prepararsi per un esame o ottenere ottimi risultati in matematica, fisica e così via.

Dunque, in quanto insegnanti o allievi, non è importante domandarci perché educhiamo o veniamo educati? E qual è il significato della vita? Non è forse la vita una cosa straordinaria? Gli uccelli, i fiori, gli alberi in fiore, il cielo, le stelle, i fiumi e i pesci che ci vivono - tutto questo è vita. La vita sono i poveri e i ricchi; la vita è la perenne battaglia fra gruppi, razze e nazioni; la vita è meditazione; la vita è ciò che chiamiamo religione, ed è anche gli aspetti inafferrabili, nascosti, della mente - le invidie, le ambizioni, le passioni, le paure, le gratificazioni, le angosce.

La vita è tutto questo e molto di più. Ma di solito ci prepariamo a comprenderne solo una piccola porzione. Superiamo certi esami, troviamo un lavoro, ci sposiamo, abbiamo dei figli, e diventiamo sempre più simili a macchine. Continuiamo a essere paurosi, ansiosi, spaventati dalla vita. E allora, la funzione dell’educazione è di aiutarci a comprendere l’intero processo della vita o semplicemente di prepararci a una professione, al miglior lavoro possibile?

Cosa ne sarà di tutti noi quando diventeremo uomini e donne adulti? Vi siete mai chiesti cosa farete quando sarete adulti? Con ogni probabilità vi sposerete e, prima ancora di rendervene conto, sarete madri e padri; a quel punto sarete legati a un lavoro, o alle incombenze domestiche, e così, poco a poco, appassirete. E’ tutto qui quello che la vostra vita si avvia a essere? Ve lo siete mai chiesto? Non dovreste interrogarvi a questo proposito? Se la vostra famiglia è agiata, può darsi che abbiate già assicurata una posizione abbastanza buona, che vostro padre vi procuri un lavoro comodo o che facciate un matrimonio ricco; ma anche così andrete incontro al declino, al deterioramento.

Certamente l’educazione non ha senso a meno che non vi aiuti a comprendere la vastità della vita in tutte le sue sfumature, con la sua straordinaria bellezza, i suoi dolori e le sue gioie. Potete avere lauree e titoli accademici, e trovare un ottimo lavoro; e poi? A che serve tutto questo se strada facendo la vostra mente si offusca, si logora, si instupidisce? Non dovreste cercare di scoprire il senso della vita adesso che siete giovani? E non è forse quella la vera funzione dell’educazione, ossia di coltivare in voi l’intelligenza che cercherà di trovare la risposta a tutti questi problemi? Sapete cos’è l’intelligenza? E’ la capacità di pensare liberamente, senza paure, senza formule, che ci permette di cominciare a scoprire autonomamente ciò che è reale, ciò che è vero; ma se siete spaventati, non sarete mai intelligenti. Qualunque forma di ambizione, spirituale o terrena, alimenta l’ansia, la paura; ecco perché l’ambizione non aiuta a far sviluppare una mente che sia chiara, semplice, diretta, e quindi intelligente.

Sapete, è molto importante, quando si è giovani, vivere in un ambiente dove non alligni la paura. Andando avanti con gli anni, la maggior parte di noi diventa sempre più timorosa: abbiamo paura di vivere, paura di perdere il lavoro, paura della tradizione, paura di ciò che i vicini o il proprio coniuge diranno, paura della morte. La maggior parte di noi ha paura, in una forma o nell’altra; e dove è presente la paura, non c’è intelligenza. E non è forse possibile per tutti, da giovani, vivere in un ambiente dove non si respiri la paura, bensì la libertà - libertà non di fare ciò che si vuole, ma di comprendere il processo del vivere nella sua interezza? La vita è in realtà bellissima, non è quella brutta cosa a cui noi l’abbiamo ridotta; e se ne può apprezzare la ricchezza, la profondità, la straordinaria bellezza solo quando ci si ribella contro tutto - contro la religione organizzata, contro la tradizione, contro il marcio della società attuale - scoprendo autonomamente, in quanto singoli esseri umani, ciò che è vero. Non imitazione, ma scoperta: è questa l’educazione, non è così? E’ molto facile adeguarsi a ciò che la società o i genitori o gli insegnanti vi dicono. E’ un modo sicuro e facile di esistere; ma non è vivere, perché in esso si annidano la paura, la decadenza, la morte. Vivere vuol dire scoprire autonomamente ciò che è vero, e questo è possibile soltanto quando si è liberi, quando è in atto una continua rivoluzione interiore.

Ma non siete incoraggiati a muovervi in questa direzione; nessuno vi dice di indagare, di scoprire autonomamente cos’è Dio, perché se mai vi ribellaste, diventereste un pericolo per tutto ciò che è falso. I vostri genitori e la società vogliono che viviate una vita sicura, e anche voi lo volete. In generale, una vita sicura significa una vita di imitazione e, quindi, di paura. Ma la funzione dell’educazione è di aiutare ciascuno di noi a vivere liberamente e senza paura, non è così? E la creazione di un’atmosfera libera da paure richiede un considerevole sforno di riflessione sia da parte vostra, sia da parte dell’insegnante, dell’educatore.
Sapete cosa significa questo - che cosa straordinaria sarebbe creare un’atmosfera libera da paure? Noi dobbiamo crearla perché, come possiamo vedere tutti, il mondo è perennemente in preda alla guerra, è guidato da politici avidi di potere, è un mondo di avvocati, poliziotti e soldati, di uomini e donne ambiziosi che vogliono farsi una posizione e lottano gli uni contro gli altri per affermarsi. Poi ci sono i cosiddetti santi, i guru religiosi con i loro seguaci; anch’essi bramano il potere, il prestigio, adesso o in una vita futura. E’ un mondo folle, in preda alla confusione più totale, in cui il comunista combatte il capitalista, e il socialista si oppone a entrambi; tutti hanno nemici e lottano per conquistare la sicurezza, rappresentata da una posizione di potere o di agiatezza. Il mondo è lacerato dai conflitti fra credenze opposte, dalle differenze di casta e
di Casse, dai separatismi nazionali, dalle forme più svariate di stupidità e di crudeltà - e voi venite educati a prendere il vostro posto proprio in questo mondo. Venite incoraggiati a inserirvi nel contesto di questa società disastrosa; è questo che vogliono i vostri genitori e che anche voi, in effetti, volete.

Orbene, la funzione dell’educazione è semplicemente quella di aiutarvi ad adeguarvi allo schema di quest’ordine sociale marcio o piuttosto di darvi la libertà - la più completa libertà di crescere e creare una società differente, un mondo nuovo? Noi vogliamo tale libertà non nel futuro, ma adesso, altrimenti corriamo tutti il rischio di distruggerci. Dobbiamo creare subito un’atmosfera di libertà, cosicché voi possiate vivere e scoprire autonomamente ciò che è vero, diventare intelligenti, essere capaci di affrontare il mondo e comprenderlo, anziché semplicemente adeguarvi ad esso; dentro di voi, in profondità, psicologicamente, dovete essere perennemente in rivolta, perché solo coloro che sono sempre in rivolta possono scoprire il vero, non certo coloro che si adeguano, che seguono la tradizione. Solo indagando, osservando, imparando costantemente, potete trovare la verità, Dio o l’amore; ma non potete indagare, osservare, imparare, non potete avere alcuna consapevolezza profonda, se avete paura.
Dunque, la funzione dell’educazione è di sradicare, tanto internamente quanto esternamente, questa paura che distrugge il pensiero, i rapporti umani e l’amore.

Forse possiamo esaminare il problema della paura da un’altra angolazione. La paura produce effetti straordinari sulla maggior parte di noi. Crea ogni sorta di illusioni e di problemi. Se non la esploreremo in profondità fino a comprenderla veramente, la paura distorcerà sempre le nostre azioni. La paura deforma le nostre idee e menoma il nostro modo di vivere; crea barriere fra le persone e certamente distrugge l’amore. Quanto più ci addentriamo nella paura, quanto più la comprendiamo e ce ne liberiamo realmente, tanto maggiore sarà I nostro contatto con tutto ciò che ci circonda. Attualmente i nostri contatti vitali con la vita sono assai pochi, non è vero? Ma se riusciamo a liberarci dalla paura, amplieremo tali contatti, approfondiremo la nostra comprensione delle cose, avremo una reale compassione, una considerazione amorevole per il mondo, e i nostri orizzonti
si allargheranno enormemente. Vediamo dunque se possiamo parlare della paura da un diverso punto di vista.

Mi domando se avete mai notato che la maggior parte di noi ricerca un qualche tipo di sicurezza psicologica. Desideriamo la sicurezza, qualcuno a cui appoggiarci. Come un bambino piccolo stringe la mano della madre, così noi vogliamo qualcosa a cui aggrapparci, qualcuno che ci ami. Senza un senso di sicurezza, senza una difesa mentale, ci sentiamo persi. Siamo abituati ad appoggiarci agli altri, a rivolgerci agli altri affinché ci guidino e ci aiutino, e senza tale sostegno ci sentiamo confusi, spaventati, non sappiamo cosa pensare, come agire. Nel momento in cui siamo lasciati a noi stessi, ci sentiamo soli, insicuri, incerti. Da questo nasce la paura, non è così?

Desideriamo qualcosa che ci dia un senso di sicurezza e abbiamo a disposizione difese di vario genere, barriere protettive sia interne che esterne. Quando chiudiamo le finestre e le porte di casa e restiamo dentro, ci sentiamo al sicuro, indisturbati. Ma la vita non è così. La vita bussa in continuazione alla nostra porta, cerca di spalancare le nostre finestre in modo che possiamo vedere di più; e se, spinti dalla paura, chiudiamo a chiave le porte e sbarriamo le finestre, busserà ancora più forte. Quanto più ci aggrappiamo alla sicurezza, sotto qualunque forma, tanto più la vita interviene e ci trascina. Quanto più abbiamo paura e ci chiudiamo in noi stessi, tanto maggiore è la sofferenza, perché la vita non ci lascia in pace. Vogliamo sicurezza, ma la vita dice che non possiamo averla; e così ha inizio la nostra lotta. Cerchiamo la sicurezza nella società, nella tradizione, nel rapporto con il padre e la madre, con il marito o la moglie; ma la vita fa sempre irruzione attraverso le mura della nostra sicurezza.

Anche nelle idee cerchiamo sicurezza o conforto, non è così? Avete osservato come nascono le idee e in che modo la mente ci si aggrappa? Avete l’idea di qualcosa di bello che avete visto durante una passeggiata e la vostra mente torna a quell’idea, a quel ricordo. Leggete un libro e ne ricavate un’idea a cui vi aggrappate. E’ indispensabile, dunque, che capiate come nascono le idee e come diventano un mezzo per procurarsi sicurezza e conforto interiore, qualcosa a cui la mente si aggrappa.

Avete mai riflettuto sulla questione delle idee? Se uno di voi ha un’idea e io ho un’idea differente, e ciascuno dei due pensa che la propria idea sia migliore di quella dell’altro, ci accapigliamo, non è così? Io cerco di convincere lui ed egli cerca di convincere me. Il mondo intero è costruito sulle idee e sui relativi conflitti; e se esaminate la questione in profondità, scoprirete che il semplice fatto di aggrapparsi a un’idea non ha senso. Ma avete notato che vostro padre, vostra madre, i vostri insegnanti, i vostri zii e zie, si aggrappano tutti tenacemente alle proprie idee? Orbene, come nasce un’idea? Come vi vengono le idee? Quando ad esempio avete l’idea di andare a fare una passeggiata, come è sorta tale idea? E’ molto interessante scoprirlo. Basta osservare - e capirete come sorge un’idea di questo genere, e come la mente si aggrappa ad essa, scartando tutto il resto. L’idea di andare a fare una passeggiata è la risposta a una sensazione, non è così? Già in passato siete andati a passeggio e ve ne è rimasta un’impressione o sensazione piacevole; avete voglia di rifarlo, così l’idea viene creata e poi messa in pratica. Quando vedete una bella automobile, avvertite una sensazione, non è così? Tale sensazione nasce dal
fatto stesso di guardare l’automobile. La visione crea la sensazione, da cui nasce l’idea, “Voglio quella automobile, è la mia automobile”, e l’idea diventa allora assolutamente predominante.

Cerchiamo sicurezza fuori di noi, nel possesso di oggetti e nei rapporti, e anche internamente, nelle idee e nelle credenze. Credo in Dio, credo nei riti, credo che dovrei sposarmi in base a certi principi, credo nella reincarnazione, nella vita dopo la morte, e così via. Queste convinzioni derivano tutte dai miei desideri e pregiudizi e ad esse mi aggrappo. Ho sicurezze esterne, ossia al di fuori dei confini del mio corpo, e sicurezze interne; toglietemele o mettetele in discussione, e io avrò paura; vi
respingerò, vi combatterò se minacciate la mia sicurezza.

Ma esiste davvero questa cosa chiamata sicurezza? Capite Cosa intendo? Noi abbiamo certe idee a proposito della sicurezza. Possiamo sentirci sicuri insieme ai nostri genitori oppure facendo un particolare lavoro. Il nostro modo di pensare, di vivere, di guardare alle cose - tutto questo ci può soddisfare. La maggior parte di noi è ben contenta di rinchiudersi dentro idee sicure. Ma è davvero possibile essere sicuri, malgrado tutte le difese interne ed esterne a nostra disposizione? Sul piano esterno può accadere che domani la nostra banca fallisca, ché nostra madre o nostro padre muoiano, che scoppi la rivoluzione. E c’è forse sicurezza nelle idee? Ci piace pensare di essere al sicuro con le nostre idee, le nostre credenze, i nostri pregiudizi; ma lo siamo davvero? Ci sono muri che non sono reali, che sono semplicemente il frutto delle nostre sensazioni e concezioni. Ci piace credere che esista un Dio il quale vigila su di noi, oppure che rinasceremo più ricchi, più nobili di quel che siamo adesso. Potrebbe essere e potrebbe non essere. E’ facile dunque, se consideriamo le certezze sia interne che esterne, accorgersi che nella vita non c’è alcuna sicurezza.

Vedendo tutto questo, una persona profonda inizia a liberarsi di ogni tipo di certezza, interna o esterna. Ciò è estremamente difficile, perché significa essere soli - soli nel senso che non si è dipendenti da nulla. Nel momento in cui si dipende da qualcosa, si ha paura; e dove c’è la paura, non c’è amore. Quando si ama, non si è soli. Il senso di solitudine sorge unicamente quando si ha paura di essere soli e di non sapere cosa fare.

Quando si è controllati dalle idee e isolati dalle credenze, la paura è inevitabile; e quando si ha paura, si è completamente ciechi.

Insieme, insegnanti e genitori devono dunque risolvere questo problema della paura. Ma purtroppo i vostri genitori hanno paura di ciò che potreste fare se non vi sposate o se non trovate lavoro. Hanno paura che prendiate una cattiva strada, paura di ciò che potrebbe dire la gente, e a causa di tale paura vogliono che facciate determinate cose. La loro paura è ammantata di quello che essi chiamarlo amore. Vogliono prendersi cura di voi, dunque dovete fare questo e quest’altro. Ma oltre il muro del loro cosiddetto affetto e attenzione per voi, scoprirete la paura, il timore per la vostra sicurezza e rispettabilità; e anche voi siete spaventati, perché per tanto tempo siete dipesi da altre persone.

Ecco perché è molto importante che, sin dalla più tenera età, cominciate a mettere in discussione e a infrangere questi sentimenti di paura, per non farvi isolare da essi, per non restare rinchiusi nelle idee, nelle tradizioni, nelle abitudini; e siate, invece, esseri umani pieni di vitalità creativa.

sandropascucci
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Re: pensiero critico

Messaggioda sandropascucci » 3 feb 2010, 15:06

posti questo proprio oggi che mi hanno proposto di intervenire in una scuola e che mi sono preparato un paio di battute per gli studenti.. dette le quali ai quali sarò cacciato via a colpi di idrante dal corpo insegnante..

eh, goethe, goethe..
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domenico.damico

Re: pensiero critico

Messaggioda domenico.damico » 3 feb 2010, 15:07

Se io IGB, riesco a mettere le mani sul sistema educativo, ho in mano il futuro.
Sia dal punto di vista psicologico, incoraggiando i comportamenti ed i pensieri a-critici verso l'autorità e lo status quo, dandogli la massima rilevanza a livello di merito (per questo tutti adesso parlano di merito...)
Sia a livello di educazione tecnica, promuovendo uno sviluppo degli studi settoriali, a compartimenti stagni, dove nessuno sa cosa realmente fa, ma conosce solo quel piccolo in cui si è specializzato.

Questo è funzionale al sistema in più modi:

1) Inconsapevolezza
2) Scarsa conoscenza del quadro generale
3) Incapacità del singolo di poter generare qualsiasi forma di cambiamento, anche tecnologico
4) Creazione di eserciti di tecnici iperspecializzati che agiscono sull'input del comando simil militare
5) Senso generalizzato di impotenza e di paura
6) Impossibilità di creare comunità autosufficienti
7) Moltiplicazione all'infinito di nuove "professionalità" sempre più distanti dalla realtà
8) Moltiplicazione della necessità degli scambi e quindi
9) Il Dio è sempre più la Moneta, che si fa Autorità di Diritto, perchè è l'unica conferma dell'esistenza del singolo che ne può disporre. Hai un'apertura di credito, esisti, sei registrato, hai un nome e una cittadinanza. Non hai un'apertura di credito, non esisti, non RISULTI da nessuna parte. Non fai parte del puzzle.

Penso che gli OGM e in generale le Biotecnologie siano fondamentali in questo disegno perchè elimineranno definitivamente ogni chance di sopravvivenza senza identità elettronica.
Saranno vietate le sementi normali, sarà reato possederle.
Solo con un'identità creata dal sistema potrai accedere al CIBO ed alla SALUTE.

Mettere le mani sul sistema educativo consente di giustificare a livello EVOLUTIVO-DARWINISTA questo sistema.

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ValerioVezzaro

Re: pensiero critico

Messaggioda ValerioVezzaro » 3 feb 2010, 16:53

Se io IGB, riesco a mettere le mani sul sistema educativo, ho in mano il futuro.
Sia dal punto di vista psicologico, incoraggiando i comportamenti ed i pensieri a-critici verso l'autorità e lo status quo, dandogli la massima rilevanza a livello di merito (per questo tutti adesso parlano di merito...)
Sia a livello di educazione tecnica, promuovendo uno sviluppo degli studi settoriali, a compartimenti stagni, dove nessuno sa cosa realmente fa, ma conosce solo quel piccolo in cui si è specializzato.

Questo è funzionale al sistema in più modi:

1) Inconsapevolezza
2) Scarsa conoscenza del quadro generale
3) Incapacità del singolo di poter generare qualsiasi forma di cambiamento, anche tecnologico
4) Creazione di eserciti di tecnici iperspecializzati che agiscono sull'input del comando simil militare
5) Senso generalizzato di impotenza e di paura
6) Impossibilità di creare comunità autosufficienti
7) Moltiplicazione all'infinito di nuove "professionalità" sempre più distanti dalla realtà
8) Moltiplicazione della necessità degli scambi e quindi
9) Il Dio è sempre più la Moneta, che si fa Autorità di Diritto, perchè è l'unica conferma dell'esistenza del singolo che ne può disporre. Hai un'apertura di credito, esisti, sei registrato, hai un nome e una cittadinanza. Non hai un'apertura di credito, non esisti, non RISULTI da nessuna parte. Non fai parte del puzzle.

Penso che gli OGM e in generale le Biotecnologie siano fondamentali in questo disegno perchè elimineranno definitivamente ogni chance di sopravvivenza senza identità elettronica.
Saranno vietate le sementi normali, sarà reato possederle.
Solo con un'identità creata dal sistema potrai accedere al CIBO ed alla SALUTE.

Mettere le mani sul sistema educativo consente di giustificare a livello EVOLUTIVO-DARWINISTA questo sistema.




schiavi in tutto e per tutto.. al confronto ora è una pacchia

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[marS]

Re: pensiero critico

Messaggioda [marS] » 3 feb 2010, 18:28

domenico.damico ha scritto:6) Impossibilità di creare comunità autosufficienti


Dipende dalle esigenze.

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Re: pensiero critico

Messaggioda kasiacolagrossi » 3 feb 2010, 23:46

consiglio Thomas Gordon... se trovo titolo in italiano completo il post...
katarzyna edyta colagrossi

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Re: pensiero critico

Messaggioda domenico.damico » 4 feb 2010, 10:52

[marS] ha scritto:
domenico.damico ha scritto:6) Impossibilità di creare comunità autosufficienti


Dipende dalle esigenze.


...questo è vero ora...

se non puoi neanche coltivare o allevare, cosa mangi?

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Re: pensiero critico

Messaggioda sandropascucci » 4 feb 2010, 11:35

domenico.damico ha scritto:se non puoi neanche coltivare o allevare, cosa mangi?


"..
Non dimentichiamo la sanguinosa prova di forza della Bechtel (legata a Bush e ad altri sanguinari Presidenti USA) nella città di Cochabamba, in Bolivia. Per legge era vietata la raccolta dell'acqua piovana! Non c'è molto da aggiungere, no?
.."


da: Per un mondo senza limiti..
http://www.signoraggio.com/signoraggio_senzalimiti.html
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[marS]

Re: pensiero critico

Messaggioda [marS] » 4 feb 2010, 23:19

domenico.damico ha scritto:...
se non puoi neanche coltivare o allevare, cosa mangi?


Per il momento nessuno ti vieta di coltivare o allevare. Il problema secondo me sorge se in tanti si svegliano e fanno una cosa del genere. A quel punto s'inventano qualcosa per ostacolarti.
Non c'è scampo.. bisogna affrontare il mostro.

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LorenzoLenzi

Re: pensiero critico

Messaggioda LorenzoLenzi » 24 feb 2010, 0:08

<< Ho conosciuto l’amore degli uomini, ed era possessivo;
ho conosciuto la loro amicizia, ed era sfruttamento;
ho conosciuto il loro aiuto, ed era umiliazione;
ho conosciuto la pietà degli uomini, ed era degnazione;
la loro protezione, ma aveva un secondo fine;
ho conosciuto la giustizia degli uomini, ma era parziale;
la loro forza, ma era brutalità;
la loro onestà, ed era appartenenza.
Ho conosciuto la fede degli uomini, ma era una prigione;
la loro filosofia, ed era cenere;
la loro scienza, ed era cecità;
ho conosciuto la compagnia degli uomini, ma non mi riempiva.
Tutto questo ho conosciuto ed assaporato e restandone
Turbato ho compreso di non essere morto a me stesso >>.
Dali

sandropascucci
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Re: pensiero critico

Messaggioda sandropascucci » 28 mar 2010, 15:21

sandropascucci ha scritto:
domenico.damico ha scritto:se non puoi neanche coltivare o allevare, cosa mangi?


"..
Non dimentichiamo la sanguinosa prova di forza della Bechtel (legata a Bush e ad altri sanguinari Presidenti USA) nella città di Cochabamba, in Bolivia. Per legge era vietata la raccolta dell'acqua piovana! Non c'è molto da aggiungere, no?
.."


da: Per un mondo senza limiti..
http://www.signoraggio.com/signoraggio_senzalimiti.html



a proposito di spostare i paletti per comodità economica:

!
Russia elimina due fusi orari per dare spinta a economia
domenica, 28 marzo 2010 - 12:52

La Russia, il più esteso paese del mondo, ha ridotto oggi da 11 a nove le proprie zone orarie, dopo che il presidente Dimitry Medvedev aveva detto che la decisione potrebbe rendere più facile gestire il paese e rafforzare la sua economia.

In un discorso sullo stato della nazione pronunciato nel novembre scorso aveva detto che la Russia, i cui confini vanno dall'Europa all'Asia, avrebbe dovuto ridurre il numero dei suoi fusi orari e che la Cina e gli Stati Uniti amministrano in modo efficiente, con parecchie zone orarie e in meno.

La scorsa settimana poi Medvedev ha ordinato al governo di tagliare i fusi orari, affermando che "ciò può contribuire a immettere nuova linfa nelle attività imprenditoriali".

Mentre la Russia metteva le lancette un'ora avanti per adeguarsi all'orario legale, le penisole di Chukotka e Kamchatka, vicine all'Alaska, passavano da nove a otto ore prima di Mosca, entrando nella stessa zona oraria della regione di Madagan.

La regione di Samara, bagnata dal Volga, e Udmurtia negli Urali hanno invece perso l'ora di anticipo su Mosca, adeguandosi al suo orario.

Kemerovo, la sola regione siberiana quattro ore avanti Mosca, è stata unita ad altre tre regioni che sono tre ore in anticipo sulla capitale russa.

Medvedev ha comunque ipotizzato che i fusi orari potrebbero essere ridotti a cinque.

da: http://it.finance.yahoo.com/notizie/rus ... e.html?x=0
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domenico.damico

Re: pensiero critico

Messaggioda domenico.damico » 29 mag 2011, 12:57

Iniziare

Verbo dal doppio significato.

Può essere un sinonimo di cominciare oppure può richiamare l'attività di colui che inizia qualcuno alla conoscenza o a qualche rito religioso.

Richiama alla mente il rapporto intrinseco tra Maestro e Allievo.

Il Maestro è necessariamente quello che inizia.

L'allievo è necessariamente quello che (e)segue.

Il Maestro ha iniziato un Allievo.

C'è del cannibalismo in ogni vocazione programmaticamente pedagogica.

Nessun allievo supererà mai il maestro perché nessun maestro desidera essere superato.

Lo scopo di ogni allievo dovrebbe essere quello di finire ciò che ha iniziato e che lo ha iniziato.

L'allievo può superare il maestro solo se lo finisce. Solo se lo divora prima d'essere divorato.

Il verbo finire come il verbo iniziare dovrebbe avere un duplice significato.

Iniziare è proprio di chi incomincia e di chi inizia qualcuno alla conoscenza.

Attiene alla condizione del Maestro-Saggio.

Finire è proprio di chi termina e di chi finisce qualcuno alla conoscenza.

Attiene alla condizione dell' Allievo-Dissidente (l'autentico allievo è quello che desidera l'emancipazione dal suo maestro e non si limita alla passiva venerazione).

L'allievo che ha il maestro è iniziato.

L'allievo che non ha il maestro è finito.

Disperatamente libero.



di Dario Falconi


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